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lunedì 29 marzo 2010

Le toghe e il codice ... libero

Nel panorama un po' desolante della giurisprudenza italiana in maniera di software, possiamo ora registrare - udite! udite! udite! - un intervento della Corte Costituzionale.

La questione di legittimità costituzionale è stata promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che lamentava che una legge della regione Piemonte in materia di promozione del software libero violava le leggi sulla concorrenza.

Ora, l'accusa al software libero di violare la normativa sulla concorrenza, per quanto per certi versi paradossale, non è nuova: in alcuni casi si è sostenuto che il software libero facesse concorrenza sleale al software proprietario praticando 'prezzi predatori' (in quanto distribuiti gratuitamente), in altri casi ci si è appuntati sul carattere 'virale' delle licenze open source, ossia sul fatto che le licenze open source consentono la libertà di rimodificare e distribuire il software 'libero' a condizione di distribuire a propria volta il software libero solo con pari libertà.

La prospettiva della Presidenza del Consiglio era più, come dire, terra-terra, in termini di violazione della competenza statale in materia di concorrenza.

La sentenza è prevalentemente tecnica e tecnicamente affronta le problematiche poste dalla legge della Regione Piemonete.

Tuttavia la sentenza risulta a mio avviso molte importante. In primo luogo, in un panorma che ora vedeva poco più di questo articolo di Carlo Piana, riconosce la dignità (e legittimità giuridica) delle licenze di open source, sia in quanto evidenzia una cosa che secondo me è basilare, e cioè che il fenomeno open source, ossia il fenomeno legato all'affermarsi delle licenze 'pubbliche' (come l'ormai famosa e ubiquitaria GPL) è un fenomeno giuridico.

Cito testualmente la sentenza:

"si deve ancora ribadire che i concetti di software libero e di software con codice ispezionabile non sono nozioni concernenti una determinata tecnologia, marca o prodotto, bensì esprimono una caratteristica giuridica. In sostanza, ciò che distingue il software libero da quello proprietario è il differente contenuto dell’accordo negoziale (licenza), posto a fondamento della disciplina dei diritti di utilizzazione del programma; e la scelta circa l’adozione dell’uno o dell’altro modulo negoziale appartiene alla volontà dell’utente".

venerdì 25 settembre 2009

Dura lex sed linux

Ha fatto un certo scalpore (non in Italia) una recente sentenza della Corte d'Appello di Parigi che ha riconosciuto la validità delle licenze GNU.

Il caso oggetto del giudizio era quello di una software house che si era 'appropriata' di software open source coperto da licenza GNU inglobandolo nei propri prodotti senza rispettare i termini di licenza,

Che cos'è una GNU? Bah ... potete leggere qui (in dialetto milanese ....) o qui (in italiano). In estrema sintesi è un tipo di licenza di software pubblica' (ossia non basata su una contrattazione individuale, ma sulla base di condizioni 'generali' allegate in forma di file di testo e accettate direttamente tramite l'uso del programma) molto utilizzata nella distribuzione di programmi Linux e open source in generale.

Come molte novità (anche se non proprio più nuovissima, ormai), in molti paesi e pure in Francia si è subito discusso della loro validità e portata nell'ordinamento giuridico.

Anche nei paesi di origine anglosassone (dimenticando che la più famosa delle GNU, la GPL è stata studiata da giuristi) si mette spesso in discussione la validità delle GNU come contratti, sotto diversi profili.

In Italia c'è poco sulle licenze pubbliche, anche se val la pena di leggere questo ponderoso articolo di Carlo Piana.

Ora, comunque, la Corte d'Appello di Parigi non ha proprio avuto difficoltà a riconoscere (prima facie, direi, visto che non ha speso molto sul punto specifico ...) la validità delle licenze GNU-GPL.

E pare poi che il problema della violazione dei termini delle licenze GNU-GPL non sia nella pratica così raro ....

venerdì 13 marzo 2009

Non è difficile ...

La gendarmeria francese era già nota per aver sostituito sui suoi pc gli applicativi Windows (suite Office, browser, client di posta) con sofware open source (Open Office, Firefox, Thunderbird ....).

Ora la gendarmeria ha deciso di fare un passo più in là: sostituire l'intero sistema operativo, passando a Ubuntu.

Per adesso le postazioni che montano Ubuntu sono solo 5.000, ma il piano è quello di installare linux su tutti e 90.000 i pc. I risparmi previsti sono imponenti.

Avevo già detto che spendere milioni di euro per licenze Microsoft (per non parlare dei costi dell'aggiornamento hardware necessario per seguire le evoluzioni dei sistemi Microsoft) mentre si lasciano a casa migliaia di precari per tagliare i costi è immorale.

Ora vorrei dire che è anche stupido.




venerdì 13 febbraio 2009

Hasta la vista .... comandante

Poco dopo la Russia, anche Cuba annuncia una distribuzione Linux "nazionale".

Recentemente anche il governo Viet Nam aveva annunciato misure per installare software open source (non necessariamente Linux) sul 70% dei propri PC entro il 2009 (100% delle postazioni nei dipartimenti IT).

Non male, specie pensando che si tratta di paesi a fortissima espansione e con popolazioni molto numerose.

La situazione è un po' diversa in Cina, dove a suo tempo il Governo ha dato forte impulso allo sviluppo di una distribuzione linux nazionale, ma dove Windows sta ora riuscendo ad aumentare il distacco grazie ad una prudente tolleranza dell'endemica pirateria cinese che - tutto sommato - si è rivelata sempre un ottimo strumento di diffusione del proprio software (non solo in Cina).

Tuttavia è curioso notare come molti paesi dell'ex blocco comunista stanno prendendo posizioni un po' "provocatorie" rispetto all'assoluta ortodossia degli stato (ex) capitalisti.

Mah, in fondo, tenendo conto del peso della "bolletta informatica" delle pubbliche amministrazioni e dell'impulso che tecnologie open source possono dare a imprese locali, non avranno in definitiva ragione loro?

domenica 29 giugno 2008

Una convention per avvocati "open source"


A Parigi, il prossimo 24 settembre.

Tema dell'incontro la licenza GPL3.

Tra gli italiani (non ancora confermato, però), Carlo Piana (già autore di un pregevole articolo in materia di "Licenze pubbliche di software e contratto", l'unico articolo italiano che io abbia reperito sull'argomento).

lunedì 23 giugno 2008

Meglio tardi che mai

Fusse che fusse la volta buona?

IBM, che negli anni '90 si è fatta incredibilmente soffiare la palma di più grande software del mondo da un suo ex subfornitore, ha ora deciso di cominciare i rimpiazzare i prodotti della concorrenza con i propri.

Ma davvero?

Non so se la cosa verrà fatta sul serio e, anche se lo facessero ora, che sono ormai usciti dal mercato dei PC, non so se la mossa potrebbe avere l'effetto che avrebbe avuto anni fa.

Anyway: IBM avrebbe intenzione di sostituire, quanto meno su 20.000 dei suoi desktop, le applicazioni della suite Office con una propria applicazione open source, basate su OpenOffice: Lotus Synphony.

La cosa incredibile è che OpenOffice è disponibile da diversi anni e non è solo funzionalmente del tutto identico al pacchetto Office di Microsoft, non solo è ormai quasi del tutto interoperabile con Office (mentre non è vero il contrario), ma è anche sempre stato gratis.

IBM, come molte altre multinazionali, non ha mai esitato, negli ultimi anni, a licenziare migliaia di dipendenti per risparmiare, eppure ha sempre continuato a foraggiare il più agguerrito dei suoi dipendenti comprando a piene mani pacchetti di software applicativo quando la soluzione open era disponibile da tempo sul mercato .......

Ci sono misteri nel mondo del software che sono difficili da spiegare.

Comunque ora, timidamente, sembra che si avviino a promuovere un proprio prodotto (Lotus è di IBM dagli anni 90, gli anni del mitico Lotus Notes e dell'ottima suite per ufficio che - anch'essa - è caduta nel dimenticatoio, abbandonata anche da IBM) e a contribuire ad accreditare un'alternativa al monopolio di Microsoft sulle applicazioni per ufficio.

Incredibile, no?

mercoledì 30 gennaio 2008

Firefox al 28%

Firefox avrebbe raggiunto, in Europa, una quota di mercato pari al 28%.

Mi fa piacere. Lo uso da meno di un anno, ma mi trovo benissimo.

Credo che la notizia faccia piacere anche a molti frequentatori del blog, visto che le statistiche danno una percentuale pari a ben il 46,84% (e giuro che non li ho fatti tutti io ;-).

Tra l'altro l'articolo prosegue argomentando che il successo di Firefox potrebbe indebolire il procedimento antitrust intentato da Opera contro Microsoft per abuso di posizione dominante. Non credo che il fatto che un altro browser abbia potuto acquistare una rilevante (ancorchè minoritaria) quota di mercato significhi che condotte abusive non possano esserci state. Anzi, magari Firefox potrà offrire testimonianze in proposito.

Il fatto è che Firefox è open source e non si basa sul profitto, ragion per cui - in primo luogo - politiche come quella della vendita a "prezzi predatori" o a costo zero non lo toccano, anzi lo rafforzano (mentre Netscape - ad es. - è andata fuori mercato), nè riducono le risorse destinate allo sviluppo.

Semmai, proprio il fatto che l'unico competitor sia open source (e quindi un non imprenditore) sta a significare che nel caso dei browser, il mercato fondato sulla concorrenza tra imprenditori non sta funzionando .... Un bel problema "politico" ;-)


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