domenica 18 maggio 2008

Beati loro ....

Leggo su Thelawyer che Norton Rose (importante "law firm", attiva anche in Italia) ha deciso di "limitare" gli stipendi di praticanti e avvocati di fresca nomina, rispettivamente, a 35.700 e 63.500 sterline (la sterlina vale attualmente un euro e mezzo, più o meno).

E, leggendo questo ulteriore articolo, non si tratta di casi isolati.

Cifre che fanno impallidire anche quelle che vengono riportate in un articolo di Top Legal che riprendo da Scriptabanane.

Come riportato da Scriptabanane (ma come possono confermare molti avvocati) sono cifre che non riflettono certo la media dei guadagni della professione forense e men che meno i livelli iniziali.

Certo, si tratta dell'elite, poche migliaia di professionisti molto specializzati in una professione molto inflazionata, di orari di lavoro che richiedono un'impegno enorme e una grande preparazione, ma si tratta di stipendi che molta gente riceve solo a fine carriera.

Beati loro.

Il fatto è che certe operazioni (specie internazionali) senza l'intervento di certi studi non vanno in porto o vanno in porto con molte difficoltà. Per il resto, sulle questioni 'normali' questi studi non mi hanno mai risolto un problema, anzi, mi sono spesso trovato di fronte a schemi preparati per qualche altra operazione, buoni allo stesso modo in Italia come a Singapore (cioè verbosi e poco centrati), ovviamente pagati a caro prezzo ....

Bah ... il problema è però la polarizzazione della professione (anzi, del lavoro e della società in genere): da una parte un'elite di pochi (con, però, orari e impegni professionali/sociali che mettono sotto stress la vita privata, o quello che ne rimane) e dall'altra la massa che comunque, anche quando lavora tanto, guadagna molto meno (talvolta trovandosi a rischio di essere assorbita negli strati meno "agiati" della popolazione).

E' la realtà di una società che diventa sempre più competitiva e nella quale è sempre più difficile "vincere" l'equilibrio.

mercoledì 14 maggio 2008

Quello stato di completo benessere ....

Non sto parlando del mio stato attuale ... in questi giorni sono un po' stanco e acciaccato e il "completo benessere" è di là a venire.

Sto, invece, leggendo il D.Lgs.81/2008 (il Testo Unico in materia di salute e sicurezza sui luoghi lavoro), che entra in vigore domani.

Ebbene, all'articolo 1 leggo la seguente definizione: "salute: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un'assenza di malattia o d'infermità".

Interessante il concetto che salute (specie in ottica di prevenzione) non si identifichi con la semplice assenza (attuale) di malattia.

Ma il "completo benessere fisico, mentale e sociale"?

Per carità, il concetto non è frutto del volo pindarico di un anonimo funzionario dell'ufficio legislativo del ministero ma dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nonostante l'autorevole fonte, trovo che l'inserimento di un concetto del genere in un testo dedicato alla disciplina della salute e sicurezza dei luoghi di lavoro abbia un che di "lunare" e - lasciatemelo dire - di irridente per tutti quanti si recano a lavorare ogni giorno e desidererebbero ardentemente (e sanamente) essere da qualche altra parte .....

O sono solo io?



martedì 6 maggio 2008

Diritto di cronaca e dichiarazioni diffamatorie di terzi

A proposito della polemiche seguite alla recente trasmissione di Michele Santoro:
"Il giornalista che, assumendo una posizione imparziale, riporti il testo di un’intervista nella quale il soggetto intervistato abbia rilasciato dichiarazioni lesive della reputazione di terzi può essere scriminato [*] in forza dell’esercizio del diritto di cronaca quando il fatto “in sé” dell’intervista, in relazione alla qualità dei soggetti coinvolti, alla materia in discussione e al più generale contesto dell’intervista, presenti profili di interesse pubblico all’informazione, tali da prevalere sulla posizione soggettiva del singolo. In tal caso, il giornalista potrà essere scriminato anche se riporterà espressioni offensive pronunciate dall’intervistato all’indirizzo di altri, quando, ad esempio, per le rilevanti cariche pubbliche ricoperte dai soggetti coinvolti nella vicenda o per la loro indiscussa notorietà in un determinato ambiente, l’intervista assuma il carattere di un evento di pubblico interesse, come tale non suscettibile di censura alcuna da parte dell’intervistatore. L’accertamento e la valutazione di questi elementi sono riservati alla sede propria del giudizio di merito, essendo, ovviamente, riservato al giudice di legittimità controllare che le valutazioni del giudice di merito siano sorrette da adeguata e logica motivazione, nel rispetto dei criteri sopra individuati.
Per distinguere il lecito dall’illecito, occorrerà accertare, attraverso una puntuale interpretazione dell’articolo, se il giornalista abbia assunto la prospettiva del terzo osservatore dei fatti, agendo per conto dei suoi lettori, ovvero sia solo un dissimulato coautore della dichiarazione diffamatoria, essendo evidente che in questo ultimo caso dovrà trovare applicazione la normativa sul concorso delle persone nel reato di cui all’art. 110 cod. pen.."

Cassazione Sezione Terza Civile n. 10686 del 24 aprile 2008



[*] "scriminato": espressione legalese che significa "esonerato da responsabilità"

sabato 26 aprile 2008

Mala tempora currunt (ma i prezzi corrono di più ...)

E'una foto scattata una decina di giorni fa in Francia nell'ultima area di servizio prima di rientrare in Italia.

Fino a pochi mesi fa i prezzi della benzina in autostrada erano sostanzialmente allienati a quelli italiani, mentre quelli che si spuntavano nei supermercati (in Francia i 3/4 della distribuzione della benzina è in mano alle grandi catene di supermercati) erano decisamente più convenienti. Ora anche nei supermercati i carburanti sono più cari che in Italia .

Abbiamo perso il primato della benzina più cara ... una pessima sorpresa di quest'anno e un bruttissimo augurio per il futuro in Italia.

P.S. i prezzi, sul lato verso la Francia della stessa area di servizio erano anche peggio...

mercoledì 16 aprile 2008

Avvocati "after hours"?

Una delle cose che mi faceva più specie del mio periodo di pratica era il fatto che, finita la mattina in tribunale, il ritmo di lavoro si abbassava sensibilmente fino a che, attorno alle cinque del pomeriggio, i telefoni cominciavano a squillare e i clienti cominciavano a rovesciare sulle nostre scrivanie le richieste più disparate, tutte urgenti (spesso per il mattino dopo ..).

Era fin troppo evidente che i clienti avevano le loro priorità: prima facevano gli affari loro (le cose veramente importanti ..... o comunque urgenti e indifferibili per loro) e solo dopo si ricordavano di dover telefonare all'avvocato, di dover chiedere questa o quella cosa urgente. Tanto c'era sempre qualche str... di praticante o avvocato junior a curare la cosa.

Ora mi capita di leggere di un avvocato di Boston che ha deciso di basare il suo modello di business sul lavoro legale notturno e che ha aperto uno studio (che ha chiamato: "After Hours Law") che lavora, appunto, dalle 6 alle 10 di sera.

Il modello è semplice: posto che anche i clienti lavorano, possono trovare comodo potersi rivolgere ad un avvocato che li riceve dopo che la propria attività lavorativa è terminata.

Fare l' "avvocato di notte" non è probabilmente estremamente lucroso, visto che che sia il titolare che i collaboratori dello studio mantengono la loro precedente occupazione principale (il titolare, come altri collaboratori, durante il giorno fa il consulente di informatica, altri lavorano presso altri studi legali). Tuttavia lo studio sta funzionando (e comunque lavorare fino alle 10 di sera non è tanto raro comunque).

Se son rose, fioriranno ...

lunedì 14 aprile 2008

Due giorni di vacanza

Approfittando della chiusura delle scuole dovuta alle elezioni, abbiamo deciso di prenderci qualche giorno di vacanza.

Ottima scelta: luce, aria aperta e bambini esaltati.

Anche un po' di acquazzoni ma in vacanza si sopporta tutto ;-)

Solo pochi minuti per raccontarvi il menù di sabato sera:

- cozze al curry, una ricetta imparata in Francia. Noi italiani siamo bravissimi cuochi, ma siamo anche un po' tradizionalisti e le cozze le mangiamo quasi solo alla marinara. Eppure si possono fare in molti altri modi: al curry, appunto, ma anche: al salmone, allo zafferano, al roquefort e persino al salame piccante ...
Al curry (con un po' di panna) sono ottime;
- branzino cotto al forno su un letto di patate. L'importante è (oltre al branzino) "condire" bene le patate: io di solito metto erbette varie, olive nere e soprattutto un po' di tabasco, che dà il "pizzichino".
- crema catalana (una specie di panna cotta, caramellata in forno).

Come vino, avevamo in casa solo un nero d'avola, abbastanza corposo e un po' piccante.

Il tutto è stato estremamente gradevole.

P.S. sono partito subito dopo aver votato. Non è servito a nulla. Evabbè ... va bene così ....

domenica 6 aprile 2008

Avvocati e protezione dei dati personali (updated)

E' stato pubblicato sul sito del Garante per la protezione dei dati personali lo "Schema preliminare del Codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato per svolgere investigazioni difensive o per far valere o difendere un diritto in sede giudiziari".


Interessante ed articolato, prevede - a fianco di specifiche cautele (cfr. art.3) - anche agevolazioni rispetto alla normativa attuale (cfr. la previsione di informative pubbliche e impersonali di cui all'articolo 2) che peraltro necessiteranno la copertura di un espresso provvedimento del Garante, non essendo il codice deontologico in sè idoneo ad introdurre eventuali deroghe, specie a fronte di una giurispridenza "ordinaria" sempre critica nei confronti di tale autorità .....

Interessante l'articolo 5 sulle dichiarazioni al pubblico e l'articolo 6 sugli accertamenti riguardanti la documentazione detenuta dal difensore (del quale peraltro va valutata l'opponibilità all'autorità anche a fronte di eventuali provvedimenti del Garante che ne recepissero il contenuto).

Continuo poi non capire che cosa significhi in concreto che "occorre peraltro avere cura di rispettare, se si tratta di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, il principio del "pari rango", il quale giustifica il loro trattamento quando il diritto che si intende tutelare, anche derivante da atto o fatto illecito, è "di rango pari a quello dell'interessato, ovvero consistente in un diritto della personalità o in altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile" (artt. 24, comma 1, lett. f) e 26, comma 4, lett. c) del Codice; aut. gen. nn. 2/2007, 4/2007 e 6/2007; Provv. del Garante del 9 luglio 2003)" ...

venerdì 4 aprile 2008

Organigramma aziendale

Spero che quelli di bastardidentro non mi denuncino per violazione del copyright, ma talvolta un'immagine vale più di mille parole ....

Lasciando per un attimo da parte la satira, l'immagine rappresenta l'organigramma
di un'azienda piuttosto "piatta", per gli usi italiani, visto che vi sono solo tre livelli di riporto tra la base impiegatizia (non rappresentata) e il vertice.

Mi è capitato, infatti, di vedere aziende con (specie nell'area commerciale) fino a cinque/sei livelli di riporto. Ciascun livello corrispondeva ad un obiettivo commerciale diverso (con correlativi premi e bonus). Peccato che tutti questi risultati fossero basati sui volumi generati dalla stessa "base".

Quando poi dovevano essere effettuati dei tagli, indovinate un po' a chi venivano chiesti i sacrifici?

lunedì 31 marzo 2008

"Tu dare a me i codici del tuo home banking"

Vi ricordate il "virus albanese"?

Era una burla, bonaria e - tutto sommato - spiritosa, anche se non "politically correct".

Il "virus albanese" era una mail redatta più o meno così:

"In questa momenta voi avere ricevuto "virus albanese".

Siccome noi nela Albania no ha esperienza di softuer e programmaziona, questo virus albanese funziona su principio di fiducia e cooperazione.
Allora, noi prega voi adesso cancela tutti i file di vostro ar disc e spedisce questo virus a tutti amici di vostra rubrica.
Grazia per fiducia e cooperazione"
L'altro giorno ho ricevuto questo messaggio di phishing, che mi ha proprio ricordato il "virus albanese":

"Poste Italiane Caro cliente,

Ci dispiace informarvi che Poste Italiane il vostro account potrebbe essere sospeso se non si ri-aggiornare le informazioni sul tuo account.
Per risolvere questo problema si prega di cliccare qui e immettere nuovamente le informazioni sul tuo account.
Se i vostri problemi Non poteva essere risolto il tuo account verrà sospeso per un periodo di 24 Ora, dopo questo periodo, il tuo account verrà chiuso.
Accordo per l'utente, Sezione 9, possiamo rilasciare immediatamente un avvertimento, Sospendere temporaneamente, sospendere o chiudere indefinitamente la propria iscrizione, e rifiutare di fornire i nostri servizi a lei se crediamo che le vostre azioni possono causare perdita finanziaria o la responsabilità legale per lei, i nostri utenti o di noi. Possiamo anche prendere queste azioni vietato utilizzare Poste Italiane in alcun modo. Questo include la registrazione di un nuovo account.
Tieni presente che questa sospensione
non esonera dei vostri concordato-upon obbligo di pagare le tasse è possibile Il dovere di Poste Italiane.

Cordiali saluti, sicuro Dipartimento di Poste Italiane, Inc"
Veramente una chiavica ;-)

Però la maggior parte dei messaggi di phishing contiene evidenti errori (frutto di uso non accorto di traduttori automatici) e palesi inverosimiglianze.

Eppure un mare di gente ci è caduta (e ha poi fatto causa alla banca ....).

Ma possibile? Evidentemente sì.

Evidentemente nella foga di associare tutti alle "magnifiche sorti e progressive" dell' e-banking, dell'e-government, dell' e-commerce, della "new economy" (che poi non ci ha mai restituito una diminuzione delle tariffe .....) abbiamo arruolato - come si suol dire - cani e porci.

E ora qualcuno dovrà pagarne le perdite.

Allegria.

domenica 30 marzo 2008

Avvocati e protezione dei dati personali

Da anticipazioni rilasciate sulla lista dataprotection.it dell'ottimo Alessandro Monteleone, sarebbe in corso di pubblicazione un "Codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato per svolgere investigazioni difensive o per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria".

Sarà presumibilmente pubblicato a breve sul sito del Garante per la protezione dei dati personali.

Il codice deontologico costituisce applicazione dell'art. 135 del D.Lgs.196/03, il quale prevede che: "Il Garante promuove, ai sensi dell'articolo 12, la sottoscrizione di un codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato per lo svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, in particolare da liberi professionisti o da soggetti che esercitano un'attività di investigazione privata autorizzata in conformità alla legge".

Come molti argomenti in materia di protezione dei dati personali, questo "codice deontologico" susciterà senz'altro discussioni e - fatalmente - polemiche.

Non conosco il contenuto di questo "codice deontologico", alla cui elaborazione hanno quanto meno partecipato esponenti dell'avvocatura (oltre che, immagino, rappresentanti degli investigatori privati e altri soggetti), ma l'argomento "protezione dei dati personali" è un argomento per sua natura invasivo e la materia "regolamentata" (perché di vera e propria norma regolamentare si tratta), ossia il diritto di difendersi in giudizio (e, più in particolare, il diritto di difendersi provando) è materia di immediata rilevanza costituzionale, oltre che il fondamento stesso della professione di avvocato e - ovviamente - di investigatore privato.

Vi saranno sicuramente delle critiche "di categoria", specie da parte di quegli avvocati ritengono che la categoria dovrebbe essere esentata dall'applicazione della normativa in materia di dati personali ....

Il fatto, poi, di "subire" un codice deontologico promosso da un'autorità esterna all'avvocatura, costituisce senz'altro (per gli avvocati) un fattore di novità e di forte rottura con il passato.

I problemi, però, a mio avviso sono altri.

Infatti i temi di possibile conflitto tra diritto alla tutela dei dati personali (non confondiamo la data protection con la "semplice" privacy) e diritto alla difesa (ed esercizio concreto delle professioni di avvocato e di investigatore privato) sono molteplici, sia in tema di onere di informativa, che di obbligo di ottenere eventualmente il consenso dell'interessato, che di pertinenza del trattamento, che di liceità stessa del trattamento (specie in tema di "dati sensibili" dove vi sono norme che - a distanza di oltre 10 anni - ancora attendo mi vengano spiegate, come quella che prevede che i "dati sensibili" possono essere trattati solo se è in gioco un diritto di rango pari o superiore ....). Mi chiedo se sia corretto affidarne il contemperamento ad un "semplice" regolamento, sia pure emanato sulla base dei lavori di un gruppo di rappresentanti dei professionisti più direttamente interessati .....

Attendo curioso.

La politica ai tempi di lilliput

Trovato su la legge è uguale per tutti:

lunedì 24 marzo 2008

Tutto il mondo è paese? Salari, produttività e prezzi

Leggo oggi su Washington post un articolo che mi fa riflettere. Non perché dice cose nuove, ma perché parla di cose ovvie, tanto ovvie che sono vere sia qui che oltreoceano.

Il tema dell'articolo è che i lavoratori americani, nonostante l'aumento di produttività, stanno subendo una diminuzione del potere d'acquisto dovuto all'aumento notevole dei costi della sanità.

Già, perché il costo della sanità è tanto aumentato da pesare sul costo del lavoro per più del 30% con l'effetto di ridurre i soldi disponibili per gli stipendi netti, sia a seguito dell'aumento della parte a carico del datore di lavoro nei piani di assistenza privati inseriti nei contratti di lavoro sia per l'aumento dei contributi stessi a carico dei lavoratori.

Lasciamo stare osservazioni sul fatto che una sanità in larga parte privata non sembri preservare da aumenti di costi (anzi) e sulla notizia che, per migliorare la capacità dei lavoratori di spuntare condizioni migliori dalle assicurazioni private tramite la contrattazione collettiva, i vari candidati alla presidenza spingano per una maggior sindacalizzazione delle imprese (in netta controtendenza con le spinte nostrane ...).

Il fatto è che da noi, dopo anni di idillio in cui l'Istat ci diceva che gli stipendi correvano più dell'inflazione e il sole 24 ore e il corriere della sera ci dicevano che era necessario ridurre (“moderare”) gli stipendi in linea con altri paesi per aumentare la competitività, ci accorgiamo di avere gli stipendi più bassi d'Europa (senza avere aumentato la competitività, che dipende anche da fattori organizzativi e tecnologici in larga parte ignorati) con , tra l'altro, l'effetto di una più limitata capacità di assorbimento del nostro “mercato interno”, il primo mercato delle imprese italiane......

Ora la ricetta per la soluzione della situazione interna, al limite per famiglie che guadagnino 1500/2000 euro al mese, ossia la grande maggioranza dei salariati, è quella di legare gli aumenti all'aumento della produttività.

Ben venga l'aumento della produttività, ma la produttività dipende (vedi sopra ) da fattori diversi e non tutti legati alla prestazione del singolo (che comunque deve fare la sua parte, ci mancherebbe altro).

Sorvoliamo anche su quanto acutamente osserva dalle8alle5 (che comunque vi invito a leggere), ma dal punto di vista delle famiglie la battaglia è persa in partenza (America docet) se non si riescono a mettere sotto controllo una serie di costi essenziali, come quelli legati – appunto - alla sanità, agli alimentari, alle case ... etc.

Intendiamoci: la sfida della produttività ci riguarda tutti e va perseguita, ma non pigliamoci per il .....