sabato 14 gennaio 2012

Anno nuovo, libri nuovi (updated).

Alla fine mi sono deciso. 

Dopo molte riflessioni, mi sono deciso a comprarmi un lettore di ebook.

Devo dire che le riflessioni sono state molto utili, sia per quanto riguarda i lettori che gli ebook. 

Per quanto riguarda i lettori, ero partito cercando un lettore che potesse accomunare più funzioni, che fosse economico, leggero e avesse una grande batteria. In pratica un iPad economico e con lo schermo più (opaco per non stancare la vista).

Era un obiettivo troppo 'ambizioso'.

Esistono lettori (come gli ultimi Kindle Fire e il Nook di Barnes & Nobles) che promettono navigazione internet, grande autonomia e grandi schermi con prezzi decisamente aggressivi (specie rispetto all' iPad). In sostanza dei tablet economici ottimizzati per leggere ebook, dove l'iPod (senz'altro più potente e versatile) è ottimizzato per contenuti multimediali, ma non per la 'semplice' lettura. Lo schermo dell'iPad, luminoso e lucido, diventa poco leggibile alla luce diretta del giorno (quando lo schermo di un buon lettore rimane perfettamente opaco e leggibile) e tanti mi hanno confermato che, con lunghi periodi di lettura, stancano molto gli occhi. A ben guardare, poi, come tablet hanno prestazioni piuttosto limitate (la navigazione ha molti intoppi e le applicazioni da caricare sono non tantissime e a pagamento), costano comunque un po' e hanno ingombri discreti (non stanno nella tasca di un giaccone).

A questo punto meglio una macchina dedicata, piccola efficace ed economica, rispetto a giocattoli più costosi e ingombranti, che comunque saranno superati prima della fine della loro vita operativa ...

Anche relativamente agli ebook ho dovuto cambiare prospettiva: con i prezzi attuali un ebook con DRM (il lucchetto anticopia) non è un gran concorrente del libro tradizionale: costa troppo (il risparmio è spesso di soli 2 euro e talvolta non c'è neppure), non lo puoi rivendere o prestare e - essendo legato ad una certa tecnologia e ad un certo numero di lettori - secondo me non è assolutamente detto che possa essere leggibile trascorsi un po' di anni.

Certo risparmi spazio (e non è poco per chi ha già un migliaio di libri ...).

Ma c'è un mondo di ebook che non vengono distribuiti dalle normali case editrici e - delizia delle delizie - sono gratis.

Si trovano molti ebook gratis in italiano su Liberliber, su Project Gutemberg (che tra l'altro ha un enorme catalogo multilingue)  e Feedbooks, che è prevalentemente per libri in  altre lingue, ma ha un catalogo italiano tutto da scoprire.

Sono spesso libri in pubblico dominio (quindi editi prima degli anni '30), ma spesso anche molto interessanti e talvolta ormai difficili da trovare in edicola.

Poi ho avuto il piacere di scoprire un gruppo di autori (prima riuniti intorno al nome di "Luther Blisset", poi "Wu Ming Foundation" e ora "Giap") che hanno scritto e pubblicato (sotto licenza Creative Commons - non commerciale) una serie molto interessante di romanzi storici, poi finiti anche in libreria.

Il primo che ho letto, Q, è stato davvero una piacevole scoperta, anche per la ricostruzione del periodo storico (la riforma protestante) da noi di solito poco studiato.

Visto che il gratis è la miglior ricetta pubblicitaria di tutte, numerosi altri autori hanno iniziato a rendere disponibili i propri libri liberamente su internet per poi sbarcare in libreria: di qui il successo di "Alice senza niente".

Anche autori già affermati (vedi Edoardo Nesi, con l'interessante "Storie della mia gente") hanno scelto di sostenere le vendite cartacee con ebook gratis.

Per cui ho comprato uno dei lettori più piccoli in commercio: il Sony prs-350 e ci ho caricato circa 50 libri che mi sto allegramente leggendo.

Buona lettura anche a voi!

Aggiornamento del 21 gennaio 2012

L'amico ps mi segnala, con un commento, che il libro di Nesi potrebbe essere in circolazione gratis senza il consenso del titolare dei diritti. Per prudenza - visto che non trovo conferme da altre parti che il libro sia distribuito gratis -   rimuovo il link. Due sole notazioni: il libro si è rivelato interessate e intendo tener d'occhio l'autore, che non conoscevo (ho scoperto ora che ha vinto il premio Strega): quello che è certo è che ben difficilmente avrei pagato più di 10 euro per un libro (ebook o meno), di un autore a me sconosciuto e per di più per un libro di poco più di 100 pagine.   Inoltre, la differenza di prezzo tra libro e ebook si conferma anche qui di circa 2 euro (2 euro e un centesimo per la precisione) e credo che qui per le case editrici ci sia molto da lavorare se vogliono davvero spingere sugli ebook ...

mercoledì 21 dicembre 2011

Auguri avvocateschi ...

Qualche anno fa avevo pubblicato un esempio di come un avvocato avrebbe potuto stendere il proprio biglietto di auguri.

Il testo iniziava così: 

"From us ("the wishor") to you (hereinafter called “the wishee"), please accept without obligation, implied or implicit, our best wishes for an environmentally conscious, socially responsible, politically correct, low stress, non-addictive, gender neutral, celebration of the winter solstice holiday, practiced within the most enjoyable traditions of the religious persuasion of your choice, or secular practices of your choice ..."
... e finiva con un lungo elenco di disclaimer.

Qualche bello spirito ha anche trovato il tempo di tradurli in italiano.

Proprio ieri mi arrivano questi auguri di Natale, mandati da uno studio legale piuttosto noto e che ci trovo?

Tre bei disclaimer. Frasi del tipo:
"We disclaim all responsibility for those recipients whose country in which Christmas is not a formal public holiday".
o:
"We  extend  our  wishes  with  no  obligation,  express  or  implied,  and  without regard to your race, age, gender, religious faith and political beliefs".
Mi ha risollevato la giornata. Mai avrei pensato che una nota law firm ('giovane', ma danarosa) avesse voglia di fare dell'autoironia con gli auguri ai clienti ...

Ecco gli auguri:


Buon Natale!

domenica 18 dicembre 2011

La truffa con le stellette (ossia la falsa Gdf online) ...

Non occorre studiare il "social engineering" per sapere che due sono i principali motivi che spingono la gente a cadere nelle truffe:
  1. il desiderio di ricevere un premio;
  2. la paura di ricevere un danno.
Il meccanismo n.1 (il desiderio di ricevere un premio) funziona meglio  quando il premio tutto sommato è inaspettato (o non del tutto meritato), mentre il meccanismo n.2 (la paura del danno) funziona anche meglio quando la vittima già teme l'evento negativo o, caso ancora diverso, ha tutto sommato la coscienza un po' sporca  e quindi si aspetta di essere punita. In questi casi spesso la vittima si 'butta' essa stessa nella trappola senza fare tante domande ...

Lo sanno bene gli inventori del phishing, che hanno sfruttato ampiamente entrambe le tecniche: infatti le mail o attirano la preda con il miraggio di un premio (es. una lotteria alla quale la vittima non ha partecipato) o minacciano un danno che la vittima teme (un attacco di hacker, un'arbitraria chiusura del proprio account da parte della banca ...).

Non ci vuole la tecnologia per prendere il controllo di un computer ... In fondo anche inganni banali, quando incontrano una vittima nella giusta "disposizione d'animo", funzionano, perchè in tal caso la vittima si infila volontariamente nella trappola.

Allora che c'è di meglio - specie di questi tempi - che impersonare la Guardia di Finanza?

Nasce così una truffa che sfrutta il logo (e parzialmente il sito) della Guardia di Finanza convincendo le ignare (e sprovvedute) vittime a fare pagamenti su un sito estero per sanare una violazione di proprietà intellettuale asseritamente rilevata dalla GdF.

Nonostante le modalità inconsuete (e alcuni particolari francamente un po' surreali, come la mail da "servizio_clienti@gdf.it") un po' di gente ci deve essere cascata se sul sito ufficiale della Guardia di Finanza (e in particolare sulla pagina del GAT- Gruppo Anticrimine Tecnologico)  ci sono articolate istruzioni su come evitare la truffa ....


martedì 29 novembre 2011

Programmi per elaboratori e ipotesi di 'copiatura funzionale' ...


Interessante e articolata l'opinione resa dall'Avvocato Generale presso la Corte di Giustizia dell'Unione Europea nella causa C-406/10.

L'High Court inglese ha interpellato la Corte di Giustizia dell'Unione Europea in un inconsueta causa promossa da SAS Institute Ltd contro World Programming Ltd relativa all'asserita riproduzione di funzioni di un programma per elaboratore.

Nella causa in corso in Inghilterra, una società (Sas Institute) accusava l'altra (World Programming) di aver realizzato un programma in grado di eseguire programmi di Sas (una sorta di emulatore) violando la  proprietà intellettule di quest'ultima.

E' interessante peraltro che non vi è prova che Word Programming  abbia avuto accesso al codice sorgente di Sas e quindi è difficile dire che abbia copiato in senso classico.

La causa si svolge pertanto sulla riproduzione di funzioni già implementate dal programma asseritamente 'copiato' e coinvolge vari temi, quali:

  • la tutelabilità delle idee (ipotesi nettamente rifiutata dall'Avvocato Generale, per lo meno sulla base della tutela data dal copyright);
  • la tutela dei manuali d'uso (ritenuti tutelabili in quanto siano espressione di originalità);
  • la tutela dei linguaggi di programmazione (visti dall'avvocato Generale come elementi funzionali, come tali non tutelabili);
  • la facoltà del licenziatario di risalire ai principi di funzionamento di un programma per elaboratore, con particolare riferimento alla possibilità di ricostruire i formati dei file del programma sotto osservazione (ammissibile negli stretti limiti necessari per raggiungere l'interoperabilità con altri programmi, ma non per ricostruire il codice sorgente);
Attendiamo la decisione della Corte

sabato 12 novembre 2011

Velasco - La cultura degli alibi



Questa sera c'è grande frenesia ed è giusto che sia così.

Non è che mi aspetti grandi miglioramenti a seguito delle dimissioni di Silvio Berlusconi (che rimane comunque nella posizione di condizionare pesantemente e di bloccare il paese ...), ma è un passo che andava fatto. Prima si inizia e prima si finisce ....

Poi la situazione è quella che è: vista la situazione in cui ci troviamo e la spinta dei mercati (o dei 'mercanti'?) possiamo scegliere tra una cura di "neoliberismo" (che non garantisce la ricrescita rischia di produrre pesanti danni sociali) o saltare il fosso e accettare una soluzione Islandese (dichiarare il default e accettare i crack della nostra finanza pubblica e privata). Sicuramente sceglieremo di bere l'amaro calice anche a costo del di cancellare gran parte del '900.

Shock economy, messa in pratica.

L'incredibile è che si sia giunti ad una situazione simile, a maggior ragione dopo gli sforzi e i sacrifici degli anni '90 per stabilizzare una finanza fuori controllo e entrare nell'euro ...


L'italiano è maestro di alibi, per sè e per gli altri. E' poi speciale a trovare alibi per i suoi governanti, a non chiedere loro di rendere conto delle loro azioni e a seguirli in ogni scelleratezza.

Senza una violenta reazione internazionali (suscitata dalla paura che a nostra crisi possa fare male a loro) questo governo sarebbe felicemente in carica e si preparerebbe a decidere l'elezione del prossimo Presidente della Repubblica: noi ci saremmo continuati ad accontentare di ragionamenti del tipo "tanto che ci vuoi fare", " ... sono tutti uguali" ... "siamo in Italia, queste cose sono nel nostro carattere nazionale". Mica diversi dagli argentini di Velasco ....

Non ne usciremo tanto bene, nè tanto presto (Argentina docet, anche in punto di necessità di pensare a soluzioni "anticonvenzionali" ai problemi economici), e in ogni caso chi pensa che tutto tornerà come prima si sbaglia di grosso.


lunedì 3 ottobre 2011

Shock economy

 "Shock economy è un saggio della giornalista canadese Naomi Klein, pubblicato nel settembre del 2007.
Il libro studia gli effetti e le applicazioni delle teorie liberiste di Milton Friedman e della Scuola di Chicago in diversi Stati del pianeta, dagli anni sessanta fino al 2007. La tesi principale sostenuta dall'autrice è che l'applicazione di queste politiche (che prevedono privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica e liberalizzazioni dei salari) sia stata effettuata sempre senza il consenso popolare, approfittando di uno shock causato da un evento contingente, provocato ad hoc per questo scopo, oppure generato da incapacita politiche o da cause esterne. Inoltre l'effetto dell'applicazione di queste teorie è stato la crescita della disoccupazione e il generale impoverimento della popolazione".

Era tutto già scritto?

Dopo la "lettera segreta" della BCE al Governo italiano, con le sue ricette ultraliberiste, l'uscita di FIAT da Confindustria, rea di essere troppo morbida sulle deroghe alle leggi attuali sul diritto del lavoro.

L'Italia sta per essere profondamente trasformata da una serie di 'modernizzazioni' che pochi vogliono, me tutti ormai cominciano a ritenere ineluttabili e nessuna voce si leva contro questi programmi.

Allora, ci siamo?

sabato 3 settembre 2011

Settembre



Settembre è il mese in cui si rientra a lavorare ed è il mese nel quale i  bimbi  iniziano un  nuovo anno scolastico. Per me l'anno è sempre iniziato a settembre.

Ma settembre ha anche un'altra caratteristica: è il primo dei mesi consigliati per il consumo di ostriche: i francesi dicono che le ostriche vanno mangiate nei mesi con la "r" e quindi da settembre ad aprile (in francese gennaio  si dice janvier).

Dato il sovrappeso accumulato in vacanza, penso che me ne starò buonino buonino almeno fino a metà ottobre. Nel frattempo mi lustro gli occhi ...

sabato 23 luglio 2011

Sono sempre loro

Il bilancio dell'attacco terroristico di ieri a Oslo si fa sempre più pesante: 91 morti, in gran parte adolescenti e giovani che presenziavano ad un raduno politico nei dintorni della capitale.

Una tragedia terribile, che per un attimo ha scalzato dalle prime pagine dei nostri giornali i titoli "urlati" sulle miserie della nostra politica.

Ma la politica non è rimasta lontana da questa tragedia, anzi ...

E così i giornali della destra italiana (non chiedetemi di chiamarli di "centro destra": di moderato non hanno mai avuto proprio nulla) si sono buttati a capofitto sulla notizia e hanno sparato titoli in prima pagina che non danno adito a dubbi: i colpevoli sono i terroristi arabi (e i "buonisti" che li favoriscono).

Guarda caso (la sfortuna alle volte ...) è poi emerso che l'attentatore non è un arabo, ma un bianco (norvegese), cristiano e anti-islamico e che le vittime sono i "buonisti" stessi (la maggior parte delle vittime sono ragazzi del raduno del partito laburista).

In sostanza è emerso che l'attentatore è proprio della stessa matrice ideologica di questi articoli de Il giornale, Libero e il Foglio.

Così la Norvegia finisce per piangere le vittime di una follia indirizzata proprio dalle ideologie che teorizzano l'attacco all'Europa da orde di Arabi (che peraltro hanno già abbastanza problemi a casa propria da non avere molto tempo da dedicarci ...).

Inventare allarmi è notoriamente una politica che aiuta a nascondere i problemi veri, ma questa volta sta contribuendo a creare problemi nuovi ...

lunedì 18 luglio 2011

Proprietà intellettuale "bestiale"

Questo "bel tomo" è una scimmia. Un macaco, per la precisione.

E' anche l'autore della foto: uno splendido autoritratto.

I fatti sono semplici: un fotografo dimentica per un attimo la sua macchina fotografica mentre è in visita ad un parco naturale e un macaco curioso si impadronisce della macchina e si scatta una bella foto.

La storia, unitamente alla foto, viene pubblicata su internet e infine ripresa da  Techdirt, che ripubblica la foto.

Ebbene, Techdirt riceve una diffida che sostiene che, pubblicando la foto del macaco, Techdirt avrebbe violato il diritto d'autore.

Il diritto d'autore di chi?

Ci sono pochi requisiti perchè un'opera di qualifichi per ottenere la protezione del diritto d'autore, ma tra i pochi requisiti c'è quella di essere frutto dell'ingegno umano.

Umano, appunto, mentre l' "autore" è una scimmia, ragion per cui chi sarebbe il titolare del preteso "diritto d'autore"?

Nessuno, probabilmente, ma la litigiosità umana  è sicuramente superiore a quella delle scimmie e il titolare del sito che ha pubblicato per primo le foto riprese da Techdirt insiste nelle sue diffide.

Ci saranno seguiti? Stay tuned ....

domenica 17 luglio 2011

Patents pending ... (ancora sull'effetto dei brevetti sull'innovazione)

Si suole ripetere che la proprietà intellettuale e soprattutto i brevetti favoriscono l'innovazione.

Chi lo dice? Non è chiaro, perchè lo dicono un po' tutti...

Se poi si cercano le base scientifiche, o anche solo empiriche, di un'affermazione che significa che una limitazione legale alla concorrenza comporterebbe un aumento dell'innovazione ... le voci si diradano, ma l'affermazione di fondo continua a girare e a permeare l'evoluzione del diritto.

Che la limitazione della concorrenza (se ho un diritto di proprietà intellettuale posso vietare sostanzialmente qualsiasi uso della mia proprietà) stimoli l'innovazione è un'affermazione talmente paradossale che potrebbe anche sembrare vera.

A volte però (e magari spesso, se ci pensiamo bene), le cose sono come sembrano e quindi il diritto per alcuni di negare a tutti gli altri il diritto di usare idee e metodi che spesso non sono altro che banali miglioramenti di tecniche esistenti (non ci vuole nessuna genialità per ottenere un brevetto: è sufficiente che l' "invenzione" non sia "ovvia") non favorisce, l'innovazione, anzi ...

Non mi stupisce, quindi, la notizia secondo la quale molti sviluppatori europei starebbero ritirando le loro applicazioni dagli "App store" statunitensi per paura di essere coinvolti in cause per la violazione di brevetto. negli Stati Uniti, dove la brevettazione del software (e dei metodi di business) è ammessa entro limiti più larghi rispetto ad altri Paesi.

Direte voi che se uno non è in grado di garantire il proprio prodotto contro violazioni di proprietà intellettuale altrui dovrebbe smettere di produrre. Tuttavia quando si comincia a consentire la brevettabilità di idee ampie o di processi solo marginalmente differenti rispetto a quello già in uso, le ricerche necessarie per stabilire se si corrono dei rischi (pur avendo sviluppato autonomamente il  prodotto) sono potenzialmente molto costose (e dall'esito incerto), con la conseguenza che anche le più rinomate software houses stanno rivedendo le loro politiche e le garanzie che offrono ai loro clienti paganti ...

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