lunedì 6 luglio 2009

Verso la chiusura anticipata della via spagnola?

Pessime notizie per il giovani (e non più giovani) praticanti che stanno pianificano un giro in Spagna per approfittare della possibilità di iscriversi colà all'albo degli avvocati (in Spagna non c'è l'esame di avvocato) e subito dopo chiedere il riconoscimento del titolo nell'ordinamento italiano.

Non è una cosa di tutto comodo perché prima occorre avere il riconoscimento della laurea italiana, ma almeno (a differenza dell'esame nostrano) il risultato è sicuro in tempi ragionevoli (anche se per i primi tra anni sarai ancora 'abogado' ... che fa un po' ridere e non 'avvocato' a tutti gli effetti).

In questi anni è diventata una piccola industria: in attesa della chiusura (perchè l'esame dovrebbe essere introdotto nel 2011) ormai le domande di riconoscimento erano sulle 500 all'anno.

Tuttavia è di oggi un comunicato del Consiglio Nazionale Forense dal titolo minaccioso: Avvocati stabiliti: stretta sulle iscrizioni nell’albo forense italiano.

In sostanza il CNF 'suggerisce' ai singoli Ordini di procedere ad una verifica dell'effettivo esercizio della professione nel paese 'd'origine' da parte dell'avvocato 'straniero' che intenda ottenere il riconoscimento.

La nuova posizione si basa su una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, resa sul rifiuto dell'ordine degli ingegneri di iscrivere un ingegnere 'spagnolo' e basata sul principio secondo il quale non dà diritto a riconoscimento "il titolo rilasciato da uno Stato membro che non attesti alcuna formazione prevista dal sistema di istruzione di tale Stato membro e non si fondi né su di un esame né su di un’esperienza professionale acquisita in detto Stato membro".

'Ovviamente' non vengono toccati i diritti quesiti, ma per chi è ancora in mezzo al guado ...

mercoledì 1 luglio 2009

La copia di back-up va in Cassazione ...

Nel panorama abbastanza sconfortante della giurisprudenza italiana in materia di sofware (dove le sentenze più interessanti e innovative sono ancora quelle delle preture e dei tribunali degli anni '70 e '80 ...) mi è capitato di reperire una recente sentenza della Corte di Cassazione in tema di cessione di una copia di un programma per elaboratore e copie di bak-up.

Nel caso in questione, tra le lamentele del cliente (vittorioso) vi era anche quella relativa alla mancata consegna di una copia che consentisse la reinstallazione del programma.

La legge (633/1941) consente al licenziatario di effettuare una copia di sicurezza del programma quando tale copia è necessaria per l'uso.

Lasciando stare il fatto che - specie di fronte alle sanzioni per l'illecita duplicazione del software - non è facile capire quando una copia di sicurezza sia 'necessaria per l'uso', se il programma è preinstallato, fare una copia che possa essere reinstallata su un hard disk o su un elaboratore diverso.

Sia come sia, il principio affermato dalla Cassazione è (dal punto di vista del cliente) interessante e innovativo:
"l'omessa consegna dei dischetti di installazione, eventualmente previa apposizione di strumenti di autotutela del diritto di autore, come rileva ineccepibilmente la Corte d'appello, costituisce una violazione di quei doveri di protezione che ineriscono alla diligenza nell'attuazione del rapporto obbligatorio. La gravità dell'inadempimento è stata valutata in relazione alle conseguenze di eventuale perdita dei programmi, in mancanza della possibilità di rendere operativo il sistema su altri computer o comunque di avere la disponibilità agevole per la reinstallazione".
Poi, la prassi di mercato, sia nel settore della fornitura di sistemi professionali, che della fornitura dei semplici pc per famiglie è molto diversa.

Ormai, anche nella fornitura dei comuni pc, la consegna del disco di installazione è praticamente venuta meno, sostituita dal 'disco di ripristino' o dal 'fai da te', nel senso che il produttore ti consente di farti da te una sorta di disco di avvio per cercare (sulla macchina danneggiata) un back-up sulla base del quale effettuare un ripristino: un sistema macchinoso che anche in mano ad utenti non certo sprovveduto può comportare - com'è ovvio - difficoltà considerevoli,.

domenica 28 giugno 2009

Nostalgia ....

domenica 21 giugno 2009

W il partito pirata

Due settimane fa, l'elezione in Svezia di alcuni rappresentanti del Partito Pirata ha suscitato molta curiosità. 

Adesso, ovviamente, la curiosità è scemata. Altri partiti e altri pirati occupano gli schermi, come sempre.

Tuttavia, forse non è solo un fenomeno di colore o, magari, un causa di comodo della serie: quando stai per finire in galera fondi un partito ….

E' di oggi (tramite Slashdot) la notizia di un parlamentare tedesco (parlamento federale) che ha lasciato il suo partito  per protesta dopo 40 anni dando la sua disponibilità a confluire nel 'Partito Pirata'

Premetto che non amo i download di musica gratuita e i peer-to-peer (l'unico peer-to-peer che uso è skype): ho in caso un gran numero di dischi e cd, molta più musica di quanta ne senta normalmente, e nel mio iPod ci sono finiti un po' di questi, debitamente compressi.

Fatico quindi fatica a capire la 'bulimia' (l'espressione non è mia, è di Marco Scialdone) di chi scarica grandi quantità di musica dalla rete. Sono tuttavia convinto che tale bulimia non danneggi più di tanto le cade produttrici e gli autori, ma che anzi sia uno straordinario strumento pubblicitario.

Mi spiego.

Non solo esistono studi che confermano che la diffusione illegale di musica non ha danneggiato il mercato della musica (anzi), ma è anche una questione di buon senso.

Non solo, infatti, non è affatto detto che chi scarica gratuitamente scaricherebbe le stesse quantità di musica a pagamento se gli fossero preclusi i download illegali, ma la stessa la diffusione gratuita della musica è un formidabile strumento di lancio di questo prodotto (specie considerando i prezzi e – spesso – i vincoli del mercato legale). In altri campi (software) ci sono esempi di come l'iniziale tolleranza (anzi, anche un certo grado di 'incoraggiamento') della pirateria aiuti a saturare un determinato mercato, con notevoli vantaggi per il futuro.

Tuttavia l'azione di contrasto della 'pirateria' è sempre ai primi posti delle agende politiche (vedi 'dottrina Sarkozy') e delle cronache, anche giudiziarie. E' di questi giorni la notizia della mamma americana condannata a pagare 222.000 dollari per 24 canzoni.

Siamo di fronte alla possibilità che facciano questo anche da noi?

Alla fine non credo sia questo l'obiettivo, quanto meno in questa fase. Certamente lo sono - in primis - gli ISP, già recentemente costretti a dotarsi di strutture di filtraggio degli IP per via del contrasto alla pedopornografia.

Tuttavia, la prospettiva che il controllo delle connessioni e dei contenuti veicolati dagli ISP venga effettuato con capillarità e – oltre tutto - da strutture non giurisdizionali se non addirittura private, non lascia del tutto tranquillo. Che poi il controllo sia diretto dai fornitori dei contenuti (siano esse case musicali, cinematografiche o altri editori), mi piace ancor meno.

La battaglia da parte dell'industria musicale è in atto da tempo e con grande spiegamento di forze (e anche di forze dell'ordine, con notevole dispendio di denaro pubblico ....). Non è ora che cominci a diventare anche un argomento d'attenzione per la politica 'comune'?

mercoledì 27 maggio 2009

“Girare le palle”: etimologia di un'espressione

Ho le palle girate” è un'espressione ormai talmente diffusa da essere entrata di pieno diritto nei dizionari della lingua.

La sua origine è peraltro generalmente ignorata. La si accosta ad altre (come “rompere le palle”, "avere le palle", “avere le palle piene”, etc...) chiaramente riferite alle gonadi maschili, ma la sua nascita ha poco a fare con gli “addobbi” dei maschietti ....

L'origine dell'espressione, sembrerebbe essere proprio militare (Mariano De Peron, Quando i soldati avevano le "palle girate") e non è – se non indirettamente – collegata all'umore dei soldati.

La pratica di “girare le palle” (intese come pallottole) era stata adottata, all'epoca della prima guerra mondiale, da molti nostri soldati come modo sbrigativo e “alternativo” di rendere più letale il munizionamento.

Invece di modificare la punta delle pallottole al fine di indurre effetti espansivi (ad esempio bucando la punta, come nelle hollow point, o segandola, come nelle classiche dum dum inglesi) i fanti più “industriosi” e meno attrezzati sfilavano le pallottole (le palle) dal bossolo e le reinserivano girate. Così facendo ottenevano due scoprisultati: non solo ne avanzavano il baricentro, rendendole più stabili e precise nel tragitto verso il bersaglio, ma soprattutto le rendevano estremamente instabili e prone a ribaltarsi al momento dell'impatto, determinando ferite estese e difficilissime da operare, anche quando non profonde.

Questo munizionamento era proibito dalla convenzione di Ginevra e i soldati che avevano le “palle girate” erano, così, i più aggressivi e i più carogna ... gente dalla quale era meglio stare alla larga.

Altro che palle ...


lunedì 25 maggio 2009

L'ufficio illegale ...(parte quarta: parliamone?)

Sto diventando monotono, lo so, ma la questione mi interessa molto.

Sul ruolo dei giuristi d'impresa nella riforma della professione forense attualmente all'esame del Parlamento, si è tenuto, il 22 maggio, un convegno organizzato da TopLegal (mi toccherà proprio iniziare a parlare bene di 'sta rivista ...).

Devo dire che un certo coraggio, l'avv.De Tilla ce l'ha avuto a presentarsi ad una platea di rappresentanti di uffici legali non certo ben disposti nei confronti della proposta di riforma presentata dall'avvocatura ....

E gli aspetti più stridenti del progetto di riforma sono stati puntualmente sottolineati:

  • impossibilità per l'ufficio legale della capogruppo di prestare consulenza alle partecipate;
  • impossibilità per l'avvocato che abbia deciso di accettare un incarico nell'ufficio legale di un'impresa di tornare alla libera professione.
Resta il problema del riconoscimento della professione fatta come dipendente. Su questo punto, però, nonostante il riconoscimento dello stesso De Tilla del fatto che molti paesi stranieri non ci siano problemi a permettere l'iscrizione in un albo speciali degli avvocati dipendenti - la vedo molto dura. E la vedo molto dura anche su altre cosette che mi riguardano più da vicino...

domenica 10 maggio 2009

L'ufficio illegale ... (parte terza: 'invisibili'?)

Era tempo che gli interessati si svegliassero.

Nel primo post dedicato al disegno di (contro)riforma dell'ordinamento forense presentato dal CNF dicevo che era una riforma contro i giovani e contro le 'minoranze' (tra cui i 'giuristi d'impresa'). In effetti è anche una riforma contro le categorie, tutt'altro che 'minoritarie' (i commercialisti in primis, ma – nel loro 'piccolo' - ad. es. i geometri svolgono la maggior parte della consulenza in campo urbanistico...) che nel tempo hanno 'occupato' il campo della consulenza legale, specie in campi specialisti, ma queste categorie tacciono .... . O gli va bene o sono convinti che la riforma così com'è non passerà.

Intanto, però, una prima presa di posizione negativa su alcuni aspetti della (contro)riforma la si registra dall'Unione Giovani Avvocati Italiani, che lamentano l'eccessiva penalizzazione dei giovani.

Una seconda presa di posizione è stata finalmente diffusa anche da AIGI, l'associazione che raggruppa i (tutto sommato pochi) legali che operano come dipendenti delle imprese e che non possono essere iscritti all'Albo degli avvocati neppure quando in possesso di regolare abilitazione a causa di un'incompatibilità espressamente inserita nella legge professionale.

In altri momenti, le esigenze di un gruppo tutto sommato sparuto di soggetti (tenuto conto delle dimensioni medio piccole della generalità delle imprese italiane, si calcola in poche miglia, forse solo quattro o cinque mila, il numero di laureati in legge che è stabilmente ed esclusivamente addetto a strutture legali interne) avrebbero probabilmente meritato una disciplina apposita e tutto sommato una disciplina la meriterebbero perchè – espulsi dagli albi dagli anni 30 - sono diventati una figura tanto tradizionale quanto 'invisibile'.

Eppure questa 'invisibilità' fa riscontro ad un ruolo che, oltre a non essere facile (come tanti altri del resto) non è del tutto irrilevante a fronte di interessi pubblici come quello della legalità dell'operato delle aziende. Ci si aspetta che che l'Ufficio Legale (metto le maiuscole solo per sottolineare il paradosso della situazione ...) concorra in modo determinante a mantenere la condotta dell'azienda nei binari della legge, contrastando se del caso le spinte del profitto e di chi pensi di avere interessi contrari (soci compresi?) e nel frattempo si nega ogni riconoscimento al ruolo? Attualmente l'imprenditore che decidesse di mettere a capo dell'ufficio legale un soggetto nemmeno laureato in legge (o, se vuole, neppure laureato) può farlo ... tanto è tutta 'roba' sua ...

Visto che in Italia, quando vogliamo far passare una tesi che ci sta a cuore, ci rifacciamo sempre all'esperienza (vera o presunta) dell'Europa, anch'io vi dico che all'estero non si fa così. Anzi ve lo dicono alcuni studi di AIGI.

E i casi recenti (vedi Parmalat con le operazioni 'cucinate' tutte all'esterno nelle segrete stanze del mitico Studio Zini, dalle quali i legali interni erano del tutto tagliati fuori) non credo abbiano insegnato qualcosa ....

venerdì 1 maggio 2009

Razza padrona ...

Beh, non c'è male. Proprio il partito del presidente Sarkozy, l'ispiratore della celebre 'dottrina' della 'risposta graduata' (troppo brutto chiamarla 'tolleranza zero') che prevede la disconnessione automatica di chi viene colto scaricare files illegali da internet, si è reso responsabile della violazione dei diritti di proprietà intellettuale di una band, gli MGMT.

Il primo tentativo di uscirne in souplesse offrendo il risarcimento simbolico di un euro, si ha incontrato un netto rifiuto della band (e gli spernacchiamenti di tantissimi internauti ...).

Ora è venuto il momento del redde rationem, e il partito di Sarkozy ha finito con il pagare un risarcimento di 30.000 euro pur di chiudere più quietamente possibile la vicenda.

Non male come risarcimento per un solo brano, ma l'infortunio non ferma le iniziative del presidente Sarkozy contro la pirateria su internet ...

La coerenza non è importante. Importanti sono i propri obiettivi.

Per dirla con le parole della canzone indebitamente utilizzata:

"Non c'è tempo di pensare alle conseguenze .....".

lunedì 27 aprile 2009

L'ufficio illegale ... (parte seconda)

L'iter del progetto di riforma della professione forense continua la sua (misteriosa) corsa tra i corridoi del parlamento e qualcuno (alla buon'ora) si sta cominciando a preoccupare.

Dopo una prima iniziativa dell'Assoziazione Italiana dei Giuristi d'Impresa (di cui però si avuta - finora - notizia solo tramite TopLegal) non si è visto finora molto da parte delle categorie più direttamente interessate.

Ineressante ed articolata, però, la recente presa di posizione di Assonime, con uno studio pubblicato sul suo sito e dal titolo: "Progetti di riforma della disciplina della professione forense: restrizioni ingiustificate e costi per le imprese".

Ne riporto parte dell'abstract:
"I principali motivi di preoccupazione riguardano: l’estensione della riserva di attività in favore degli avvocati a numerosi ambiti, tra cui la consulenza legale in ogni campo del diritto; gli ostacoli al passaggio dall’attività di giurista di impresa alla libera professione che risulterebbero dal limite temporale di cinque anni dal superamento dell’esame di Stato per l’iscrizione o la reiscrizione all’Albo; la reintroduzione delle tariffe minime; i limiti alle modalità organizzative più efficienti per l’esercizio della professione forense".

Già, la riserva dell'attività di consulenza agli avvocati, che in Europa (e forse nel mondo) è prevista solo nella legislazione portoghese (cfr. pag. 11 di questo studio pubblicato sul sito del Consiglio Nazionale Forense), forse l'unico aspetto nuovo di una riforma che sa di 'controriforma'.

Se gli avvocati si vogliono imbarcare in una riforma che non farà che introdurre laccini e lacciuoli anche per loro e comunque per allontanare la loro professione dal mercato (sia italiano che, soprattutto, europeo) facciano pure. Lascino, però, che gli altri facciano il proprio lavoro e che le associazioni di categoria facciano consulenza alle associate e che le capogruppo facciano consulenza alle partecipate.







sabato 25 aprile 2009

25 aprile



Favolosa la canzone e molto suggestive le foto utilizzate per realizzare il filmato.

Il 25 aprile è una festa partigiana e (mi scuserà S.E. il Presidente del Consiglio, on.Silvio cav.Berlusconi) è una festa di parte solo in quanto vi è una parte che (tuttora: cfr.on La Russa) non vi si riconosce.

Il 25 aprile (vedi foto) però festeggia la fine di una guerra, che è stata anche una guerra civile.

E qui do ragione a S.E. il Presidente del Consiglio: tutte le vittime di quella guerra, inclusi i repubblichini, meritano la nostra pietà. E ci mancherebbe altro. Dovremmo sennò togliere dai monumenti dei caduti i nomi dei soldati del Regio Esercito che sono morti combattendo a fianco dei nazisti?

Poi ... dalla pietà all'equiparazione dell'esperienza repubblichina a quella partigiana il passo è un po' ... lunghetto e, francamente, non credo proprio che sia il caso di avventurarsi in quella direzione.

giovedì 16 aprile 2009

Istruzioni per rendersi infelici

"Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni di questo mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità, e anche oltre ...; gli si dia di che vivere, al punto che non gli rimanga altro da fare che dormire, divorare dolci e pensare alla sopravvivenza dell’umanità; ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano vi giocherà un brutto tiro, per pura ingratitudine, solo per insultare. Egli metterà in gioco perfino i dolci e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e fantastico elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità…

Da Istruzioni per rendersi infelici
di Paul Watzlawick
Feltrinelli, 1997

mercoledì 15 aprile 2009

Palle e valanghe ....

Ci sono certe vicende che si sviluppano come le valanghe: prima delle piccole palle cominciano a rotolare, poi diventano sempre più grosse ... poi parte la valanga.

Settimana scorsa Santoro ha messo in onda la prevista puntata di "Anno Zero" e, puntualmente, ha innescato le (solite) polemiche.

Questa volta ha voluto pigliarsela con gli abusi che hanno permesso ad un terremoto forte, ma non eccezionale (come ad esempio quello storico di Messina) di distruggere una regione. Poi ha voluto calcare la mano sulla protezione civile: ha fatto un po' lo s...... , ha diffuso alcune interviste di terremotati che lamentavano che la protezione civile fosse arrivata solo alcune oro dopo il terremoto, ha fatto qualche commento ingeneroso su Bertoalso. Alla fine Vauro si è prodotto con le consueta caustiche vignette.

Francamente le interviste se le poteva risparmiare (anche se la gente d'Abruzzo, specie dopo un mese di scosse, la capisco) e anche in seguito è stato un po' fazioso ma - soprattutto di questi tempi - non certo trascendentale. Ma le vignette?

E inizia la valanga. La prima palla è un articolo un po' santimonioso di Aldo Grasso sul Corriere, che - però - conclude in un modo che mi ha lasciato lì:

"Di fronte a una simile tragedia, ma soprattutto di fronte al meraviglioso e commovente impegno dei Vigili del fuoco, dei volontari, della Protezione civile, dei militari, di tutte le organizzazioni che hanno passato notti insonni per salvare il salvabile, Santoro si è sentito in dovere di metterci in guardia dalla speculazione incombente, di seminare zizzania con i morti ancora sotto le macerie, di descrivere l'Italia come il solito Paese di furbi, incapaci di rispettare ogni legge scritta e morale.
Santoro la chiama libertà d'informazione. Esistono gli abusi edilizi, ma forse anche gli abusi di libertà."

Abusi di libertà? Cosa? La denuncia dell'evidente e tragico mancato rispetto delle norme antisismiche (e delle norme dell'arte) che hanno lasciato inagibili oltre il 50% delle case coinvolte è abuso di libertà?

E la valanga s'ingrossa: i commenti dei politici non tardano ad arrivare.

Visto che i politici accorrono, anche Bruno Vespa accorre denunciando le condizioni di "assoluto privilegio" di Michele Santoro ...

E i vertici della Rai intervengono: Santoro "condannato" a riequilibrare l'informazione, Vauro sospeso (per una vignetta francamente innocua, quella relativa all' "aumento delle cubature" ...).

Questo paese però non decollerà mai se certe cose non si possono dire.

Forza Vauro!