domenica 4 marzo 2012
Privatizzare la Polizia?
mercoledì 5 gennaio 2011
Il fumo atomico
“... quei tre quesiti sono stati superati dalla storia. Il potere sostitutivo del Cipe ancora esiste, ed è stato addirittura introdotto nella Carta costituzionale con la riforma del titolo quinto del 2001. L’erogazione dei contributi ai territori che ospitano impianti termoelettrici è proseguita nonostante l’esito referendario. E il divieto per l’Enel di assumere partecipazioni all’estero nel settore nucleare è decaduto con la privatizzazione dell’azienda. Questo consente all’Enel di svolgere all’estero attività legate al nucleare...“
- il nucleare si presta bene a produrre una “base” di energia, ma le centrali non possono essere spente tanto facilmente e resta sempre il problema dei picchi di energia (ce l'hanno anche i francesi);
- la tecnologia nucleare e la materia prima (l'uranio) vanno comprati dall'estero e a costi non indifferenti, né facilmente quantificabili a priori.
giovedì 9 dicembre 2010
L'idraulico polacco
mercoledì 27 ottobre 2010
Nimiae formae tuendi cognitionem
"Sunt enim nimiae formae tuendi cognitionem ex parte Nationum divitum per nimis severam iuris proprietatis intellectualis applicationem, praesertim in ambitu sanitatis"
sabato 10 luglio 2010
E se avesse ragione lui?
lunedì 28 giugno 2010
L'erba del vicino è sempre più verde ... (upgraded)
Upgrade del 30 giugno:
Oggi su Punto Informatico leggo che Baidu, il motore di ricerca leader dell'enorme mercato cinese, assume talenti informatici negli Stati Uniti.
Avanti così ...
giovedì 22 aprile 2010
Idee poche ma confuse.
Scade domani il termine per la presentazione in senato di emendamenti per la discussa (contro)riforma della professione forense.
Se da un lato abbiamo un ministro della Giustizia che da un lato non presenta emendamenti, ma dall'altro sollecita ripensamenti in ordine alla bozza in esame (!?!), dall'altro ancora abbiamo una classe forense sempre più spiazzata dalla situazione attuale.
Siamo al welfare forense (la definizione "welfare delle professioni" è del "Sole 24 ore") ....
Bene.
Alla fine hanno ragione loro. La riforma è una chiavica e alla fine finirà con l'emarginarli ulteriormente. Ma è il principio che conta: che ce ne frega del mercato che mette il povero contro il più povero?
Non me ne frega niente. Tanto la paura fa novanta e di fronte al questa crisi una classe forense in crisi di 'status' e che rischia di dover affrontare un probabilissima riduzione della giustizia (si chiami 'processo breve' o privatizzazione della giustizia del lavoro, il risultato è lo stesso: riduzione del contenzioso giudiziale) non ragiona e non ragionerà.
L'unica cosa che mi interessa che non mi neghino il diritto di far valere l'esame di abilitazione congelato dalla normativa emanata a fronte della precedente crisi (quella degli anni '30) e conseguente (contro)riforma.
A presto.
martedì 16 marzo 2010
domenica 7 febbraio 2010
Pigs in the wind ..
Nei giorni scorsi un po' tutti i giornali italiani ci hanno spiegato che la recente caduta delle borse è legata ai dubbi circa la tenuta di alcuni paesi europei che hanno un debito un po' troppo 'gonfiato' e che sarebbero Portogallo, Irlanda e Grecia.
Questi paesi sono in difficoltà anche perché spendono quasi il 40% del gettito fiscale solo per ripagare il debito e sostanzialmente possono finanziarlo solo con nuovo debito (titoli di stato) che fanno sempre più fatica a piazzare.
Gli esperti avrebbero coniato il termine PIGs (maiali) per riferirsi a questi paesi.
Non mancano di un certo (cinico) spirito, questi 'esperti'.
C'è, però, poco da ridere, almeno per noi: nonostante i rassicuranti articoli dei media italiani il termine comunemente usato negli Stati Uniti è PIIGs (Portogallo, Irlanda, ITALIA e Grecia) ......
Del resto il nostro debito pubblico è in percentuale uno dei più alti del mondo, ben più alto degli altri 'maialotti'.
mercoledì 3 febbraio 2010
L'orrore economico
Quando ho comperato questo libro, nel 2000, ero stato attratto dalla critica del Corriere: si trattava di una stroncatura così pesante, ideologica e ottusa che mi era parso chiaro che il libro aveva colpito un nervo scoperto e che meritava una lettura ....Una lettura interessante anche se, a sua volta, densa di ideologia e autoreferenzialità.
Il tema, però, della sparizione del lavoro (inteso come impiego) e dell'aumento della disoccupazione come fenomeni non transitori ma strutturali della nuova società e vero motore dei cambiamenti dell'epoca attuale mi faceva riflettere.
Il tempo è passato.
Eppure i nostri padri e i nostri nonni e i loro nonni vivevano di lavoro stabile e allora ogni altra forma di lavoro (il termine precariato non era stato inventato, allora c'erano i braccianti a giornata, i soprannumerari negli uffici e le professioni più antiche ....) era il regno dei disperati ....
Come si fa ad immaginare un mondo dove l'occupazione regredisce strutturalmente (e gli occupati sono a loro volta additati ai disoccupati come la vera anomalia)?
Alcuni giorni fa lo rivedo in ristampa da Feltrinelli e devo dire che un brivido mi è sceso lungo la schiena: possibile che fosse tutto già così chiaro più di dieci anni fa fa?
Eppure la spiegazione si trova sul dorso stesso del libro:
"Niente indebolisce, niente paralizza come la vergogna. E' un sentimento che altera sin dal profondo, lascia senza risorse, consente qualunque influenza dall'esterno, riduce chi la patisce a diventare una preda: da qui l'interesse dei poteri a farvi ricorso e a imporla. E' la vergogna che permette di fare le leggi senza incontrare opposizione , e di trasgredirle senza temere proteste. La vergogna dovrebbe essere quotata in Borsa: è un elemento importantissimo del profitto ..."
domenica 8 novembre 2009
Tranquilli, la crisi è alle spalle ....
Finchè non vedo non credo, ma in ogni caso credo poco nei numeri.Come diceva il mio dominus quando facevo pratica (era, come si dice da noi, "un conte", ma ci beccava ...) "i numeri sono come la pelle dei co......ni, si tirano da tutte le parti".
Non so se i numeri dell'OCSE siano come quella pelle lì, ma i segni della ripresa intorno a me non li vedo proprio, salvi i prezzi che - nel silenzio generale - hanno ricominciato a salire (e non parlo solo della benzina, ma soprattutto della spesa settimanale che - rendiconto della carta di credito alla mano - sono saliti, e non di poco).
Tra i genitori dei compagni di classe dei miei figli, i disoccupati e cassaintegrati non sono calati. Anzi, una mamma ha perso definitivamente perso il posto a seguito della chiusura della ditta nella quale lavorava. Gli stipendi non sono saliti, anzi - con l'aumento dei prezzi - la quantità di beni e servizi che i lavoratori dipendenti (e parasubordinati) è calata ancora ...
Lo stato sta contraendo la spesa (parlando con i poliziotti si sentono storie da paura, di poliziotti che fanno la benzina all'auto di servizio con i loro soldi, ma che ormai non riescono neppure a far partire l'auto perché non ci sono parti di ricambio ...) e la riforma Gelmini ha appena iniziato a buttare precari fuori dalla scuola.
Mi auguro tanto che non sia così, ma il motore di questa ripresa prevista per l'Italia dai dati OCSE proprio non riesco a vederlo: se nè lo Stato nè le famiglie dei lavoratori dipendenti (la maggioranza degli italiani) non sono in grado di sostenere un aumento di spesa, mi chiedo la ripresa da dove possa venire.
Non ci vuole un esperto per farsi venire qualche dubbio, anche tralasciando il fatto che - come l'OCSE stesso avverte - si tratta di dati previsionali.
Non ci resta che sperare.
Nel frattempo non posso che osservare che in altri paesi (la Francia, ad esempio, che è indicato come il paese in più forte crescita con l'Italia) la stampa - salva la pubblicazione del comunicato stampa - e la politica non hanno dato alcun peso alla notizia.
Tanto per dare i numeri, su google news sono censiti 241 articoli in Italia che riprendevano la notizia e solo 27 in Francia ....
Quotidiani come "le Monde" non l'hanno neppure pubblicata.
domenica 11 ottobre 2009
L'ufficio illegale (to be continued)
Quando si parla di interessi particolari è facile diventare noiosi e perdere il contatto con la realtà ('autoreferenziali', come si dice oggi).
Mi sono, quindi, finora astenuto (mordendomi la lingua e dandomi sonore bacchettate sulle mani) di commentare i 'progressi' del disegno di legge sulla riforma della professione forense, inizialmente rinviato a settembre e ora rinviato a una qualche data da destinarsi nel prossimo futuro. Ci sono ben altre cose di cui occuparsi.
Intanto comunque, sui due punti 'qualificanti' (esclusiva della consulenza legale agli avvocati e limite di cinque anni per iscriversi all'albo) nella prima fase dei lavori parlamentari si era registrato un 1-1: la riserva della consulenza legale veniva confermata agli avvocati, mentre cadeva il limite dei cinque anni. Accordo raggiunto? No, per niente: sono stati presentati alla commissione oltre 100 emendamenti (compresi alcuni per reintrodurre il limite dei 5 anni).
Quindi ancora tutto da discutere.
Un governo in cerca di consensi difficilmente scontenterà una categoria numerosa e tradizionalmente fedele, ma qualche associazione di categoria comincia a farsi sentire.
Tacciono ancora le categorie (commercialisti, innanzi tutto, ma anche geometri, consulenti in marchi e brevetti, notai, ...per non parlare di sindacati e patronati e delle associazioni di categoria stesse che sono le prime, con i loro esperti, a dare l'assistenza 'di primo livello' agli iscritti) che la consulenza legale e l'assistenza stragiudiziale la fanno davvero, ma si sta svegliando la Confindustria, accortasi finalmente che i legali interni fanno un lavoro più aderente alle necessità dell'azienda (e costano notevolmente meno).
E quindi anche oggi un articolo su il sole 24 ore.
Alla prossima ...
domenica 15 febbraio 2009
Morire di sentenza?
Mi sono trattenuto sul caso di Eluana Englaro, perché ritenevo di non avere granchè titolo ad intervenire in un caso con così grandi implicazioni morali.Mi sono ricreduto, perché mi sono reso conto che la morale c'entrava poco o nulla. O meglio: se per la Chiesa la questione della tutela (a oltranza) della vita è fondamentale, per il Governo il problema è un altro. Già, perché se nel caso Englaro il Governo ha assunto un atteggiamento chiaramente “interventista”, nel caso dell'aborto e – in particolare - nel caso dell'aborto “terapeutico”, dove il problema della “tutela della vita” mi sembra senz'altro più delicato, l'atteggiamento mi sembra decisamente più “distaccato”.
Il punto “dolente”, nell'ottica del Governo, è stato evidenziato con assoluta chiarezza dal Ministro delle Giustizia, On.Angelino Alfano: il punto è che Eluana Englaro è morta “di sentenza”.
Il problema è quindi che della sopravvivenza di Eluana Englaro (o meglio del “diritto” di veder sospesa le cure che la mantenevano in vita) abbiano deciso dei giudici?
Francamente non vedo il problema: in uno stato di diritto mi sembra del tutto normale (e auspicabile) che dell'interpretazione delle leggi decidano i giudici. Chi altri?
Si è detto che i giudici non avrebbero dovuto decidere senza una legge che regolasse la fattispecie.
Tuttavia esistono principi giuridicamente validi (e vincolanti per i giudici) che si trovano non solo nelle leggi, ma anche nella Costituzione, come si è riconosciuto a proposito del diritto del malato di rifiutare cure, anche necessario per salvare la sua vita.
In questo quadro i giudici che hanno sottoscritto la sentenza (assumendosene le relative responsabilità giuridiche, oltre che morali) non avevano il diritto (anzi: il dovere) di pronunciarsi sulla domanda di far cessare quelle particolari cure (alimentazione forzata)?
Sulle conclusioni dei giudici si potrà discutere all'infinito (ma è singolare il fatto che si sia discusso di tutto, ma che della effettiva motivazione dei provvedimenti, si è parlato in modo molto indiretto e spesso sommario), ma la questione ha una sua dignità e delicatezza.
Il fatto, però, che un giudice sia stato chiamato a pronunciarsi di una simile questione non mi sembra avere nulla di sbagliato o “eversivo”, tutt'altro.
domenica 21 dicembre 2008
Perchè vietare i 'remix'?
Divieto di Remix. Cambiamo le regole?
Il caso segnalato da Marco è molto specifico, ma ha tra l'altro riflessi molto interessanti.
Il caso parte da un'iniziativa di Fondazione Romaeuropa e Telecom Italia per lanciare grande concorso rivolto ad artisti e creativi sul web.
La particolarità di questo concorso è che è assolutamente vietata la partecipazione ad opere che costituiscano 'remix' o 'mash-up' (di precedenti opere).
Già: il problema è quello dei diritti d'autore (sulle opere remixate) e quindi gli organizzatori non vogliono correre rischi e bandiscono tutte le opere comunque basate su opere preesistenti.
Già, peccato che:
- per la musica elettronica e le opere multimediali, oggetto del concorso, l'utilizzo di opere preesistenti sia una delle tecniche e delle forme più diffuse e, soprattutto che
- non è affatto detto che il remix o mash-up avvengano in violazione di diritti altrui perchè vi sono ancora delle opere di 'pubblico dominio' o che consentono (ad es. perchè pubbicate sotto licenze 'Creative Commons') i riutilizzo da parte di terzi.
Sarebbe come vietare di proiettare ad una rassegna i cartoni animati di Disney perchè in gran parte basate su opere precedenti (le fiabe di Andersen e dei fratelli Grimm .....).
Già, perchè la ripresa di parti di altre opere, il reinterpretare e anche 'contaminare' temi altrui ha sempre fatto parte del percorso dell'arte e della cultura ..... quanto meno fino all'avvento del diritto d'autore, che - soprattutto nelle sue più recenti norme - riduce fin quasi ad annullare l'area del riutilizzo di temi di parti di opere altrui in un nuovo contesto creativo.
E non ditemi che ciò è nell'interesse dell'autore: il principale interesse dell'autore è che le suo opere siano conosciute ed è per l'interesse ad essere conosciuti, superando la strozzatura (in tutti i sensi) delle majors, che si sta diffondendo la musica in rete con licenza 'libera'.
Lunga vita alle licenze libere ....
domenica 21 settembre 2008
Fantozzi cerca compratori
Ammetto che il doppio senso è scontato e forse un po' vigliacco, vista la vicenda comunque dolorosa che si sta consumando.Però quando ho letto il titolo di oggi di repubblica.it non ho saputo resistere dal proporre il tragicomico accostamento.
Vedremo ora come va a finire dopo i botti (e le balle) di quest'estate quando - pur di bloccare la vendita - si gridava alla svendita e alla difesa dell'italianità, favoleggiando di cordate già pronte, e dopo il botto (autolesionistico) del rifiuto di firmare il nuovo contratto di lavoro da parte di sindacati e di maestranze.
Sappiamo tutti (ivi compresi i dipendenti di Alitalia) che il forte interesse per l'acquisto di Alitalia era un balla e che i costi del salvataggio sarebbero stati orripilanti (vedi le stime di lavoce.info), proprio per la necessità di 'sollevare' i compratori da debiti e da rischi, ma si è voluto far finta di niente, tanto da parte del Governo che dei lavoratori.
Mo' vediamo: il governo tuona a parole ma esita in pratica sia a fare quello che ha sempre predicato e cioè di seguire una cultura di mercato, sia quello che i suoi stessi sostenitori gli chiedono e cioè di chiudere baracca e burattini sfruttando l' 'assist' dei sindacati.
Nel frattempo Alitalia si è mangiata altri 300 milioni di euro (il famoso 'prestito ponte') e non siamo più vicini di prima alla soluzione ....
martedì 9 settembre 2008
Sic transit gloria mundi ...
Sembrerebbe che metà degli immigrati entrati nel Regno Unito dopo il 2004 dall'Europa dell'est se ne sia già andata e che il numero delle domande per un permesso di lavoro sia calato del 20% nell'ultimo anno.
Buone notizie per gli inglesi?
La vicenda: una banca pubblica coreana (Korea Development Bank) strava trattando l'acquisto di una partecipazione di minoranza (20%) in Lehman Brothers, una delle principali banche d'affari del mondo.
Già il fatto che una banca coreana potesse entrare nel capitale di uno dei templi della finanza statunitense mi sembrava una notizia (rapportandola alla situazione italiana, un po' come la partecipazione-salvataggio della libica LAFICO nel capitale FIAT negli anni 70 ... l'ex schiavo che compra il padrone).
Ma la notizia di oggi è che la banca coreana ha educatamente annunciato di rinunciare all'investimento: la conseguenza è stata un crollo nei mercati finanziari mondiali.
Azz ....
domenica 1 giugno 2008
Wi-fi pubblico a palazzo di giustizia (updated)?
Può capitare nelle corti di Inghilterra e Galles, dove ci si sta organizzando per rendere disponibili connessioni Wi-fi anche ad avvocati e giornalisti. Il costo è finanziato (un po' come il progetto di portare la telefonia mobile all'interno della rete di tunnel della Metropolitana Milanese) "rivendendo" il traffico generato ad un operatore di telefonia mobile.Sì, si può fare.
Intanto in Italia si lascia (volutamente?) sprofondare la giustizia in uno stato da non nuocere a nessuna delle forze illegali che condizionano così pesantemente la nostra vita e il nostro sviluppo (inviluppo, bisognerebbe dire).
Nel frattempo, una riforma utile e a costo zero, come la riduzione delle sedi della giustizia militare (che, con la riduzione dell'esercito, ha ormai carichi di lavoro irrisori), con il conseguente ritrasferimento di 2/3 dei giudici militari alla magistratura ordinaria, è stata "temporaneamente rinviata" .....
domenica 25 maggio 2008
La privacy e il potere
Il web è pieno di notizie e "non-notizie", ma ogni tanto ci sono (anche tra queste ultime) quelle che mi provocano comunque qualche moto di inquietudine.Quella che mi ha colpito oggi è la notizia di una causa intentata da un avvocato contro il governo statunitense relativamente al fatto che non sarebbe garantito il segreto professionale dei clienti nel caso in cui una "law firm" (chiamali studi legali non si può proprio più: sarebbe meglio chiamarle "aziende di servizi legali", per lo meno la traduzione sarebbe più letterale ...) decida di affidare in outsourcing parte delle proprie attività ad una società residente in uno stato straniero.
Il caso non è peregrino: molte grandi "law firm" statunitensi si avvalgono, in particolare, dei servizi di società operanti in India, paese dove è facile trovare dei giovani scolarizzati, dal buon inglese e a basso costo. Un po' come nell'informatica ...
Il punto che mi ha colpito è stato la motivazione della citazione: il fattore che metterebbe in pericolo la riservatezza dei dati dei clienti non è la situazione (o le autorità) del paese nel quale l'attività è svolta o la serietà degli outsourcers, ma l'attività spionistica del governo statunitense e, in particolare, della NSA che è libera di spiare in tali paesi senza vincoli costituzionali.
Non so che esito possa dare una simile azione legale, ma il problema sottostante è serio.
Noi in Europa certi problemi li sentiamo forse meno, ma il governo degli Stati Uniti, a partire dall'attacco alle torri gemelle (ma molti sostengono che tale pratica esisteva anche prima e stanno venendo fuori riscontri in tal senso): gli esempi hanno creato imbarazzo anche da noi e mi riferisco, in particolare, allo spionaggio sulle transazioni finanziarie che transitano sulla rete SWIFT (una società europea) e al famigerato Echelon.
Comunque il livello del problema negli USA può essere dato dal fatto che è in discussione un progetto di legge (spinto da G.W.Bush) per concedere l'esenzione da responsabilità alle società di telecomunicazione che hanno collaborato agli spionaggi senza mandato del governo .....
Per capire la portata del problema, pensate che tramite Echelon il Governo statunitense è in grado di "filtrare", intercettare e leggere (le mail sono assolutamente in chiaro e non è prevista, a differenza, ad. es. da sistemi come il Blackberry o la 'semplice' telefonia GSM alcuna crittografia) il traffico mail scambiato in altri paesi del mondo. Alcuni mesi fa c'era stato un interessante caso (non c'entrava il governo USA) sulla (in)sicurezza delle comunicazioni via mail tra ambasciate.
E mi vien da ridere pensando a tutte le transazioni importantissime (e segretissime) che vengono negoziate e perfezionate tramite un interminabile flusso di mail al di qua e al di là dell'atlantico.
Altro che indiani ;-)
P.S. è comunque di pochi giorni fa la notizia che il governo indiano (in ossequi al principio del "accà nissuno è fesso" ...) si è fatto consegnare dalla società che produce i Blackberry le chiavi di cifratura per leggere i messaggi scambiati con tale sistema ...
domenica 18 maggio 2008
Beati loro ....
Leggo su Thelawyer che Norton Rose (importante "law firm", attiva anche in Italia) ha deciso di "limitare" gli stipendi di praticanti e avvocati di fresca nomina, rispettivamente, a 35.700 e 63.500 sterline (la sterlina vale attualmente un euro e mezzo, più o meno).E, leggendo questo ulteriore articolo, non si tratta di casi isolati.
Cifre che fanno impallidire anche quelle che vengono riportate in un articolo di Top Legal che riprendo da Scriptabanane.
Come riportato da Scriptabanane (ma come possono confermare molti avvocati) sono cifre che non riflettono certo la media dei guadagni della professione forense e men che meno i livelli iniziali.
Certo, si tratta dell'elite, poche migliaia di professionisti molto specializzati in una professione molto inflazionata, di orari di lavoro che richiedono un'impegno enorme e una grande preparazione, ma si tratta di stipendi che molta gente riceve solo a fine carriera.
Beati loro.
Il fatto è che certe operazioni (specie internazionali) senza l'intervento di certi studi non vanno in porto o vanno in porto con molte difficoltà. Per il resto, sulle questioni 'normali' questi studi non mi hanno mai risolto un problema, anzi, mi sono spesso trovato di fronte a schemi preparati per qualche altra operazione, buoni allo stesso modo in Italia come a Singapore (cioè verbosi e poco centrati), ovviamente pagati a caro prezzo ....
Bah ... il problema è però la polarizzazione della professione (anzi, del lavoro e della società in genere): da una parte un'elite di pochi (con, però, orari e impegni professionali/sociali che mettono sotto stress la vita privata, o quello che ne rimane) e dall'altra la massa che comunque, anche quando lavora tanto, guadagna molto meno (talvolta trovandosi a rischio di essere assorbita negli strati meno "agiati" della popolazione).
E' la realtà di una società che diventa sempre più competitiva e nella quale è sempre più difficile "vincere" l'equilibrio.
sabato 26 aprile 2008
Mala tempora currunt (ma i prezzi corrono di più ...)
E'una foto scattata una decina di giorni fa in Francia nell'ultima area di servizio prima di rientrare in Italia.Fino a pochi mesi fa i prezzi della benzina in autostrada erano sostanzialmente allienati a quelli italiani, mentre quelli che si spuntavano nei supermercati (in Francia i 3/4 della distribuzione della benzina è in mano alle grandi catene di supermercati) erano decisamente più convenienti. Ora anche nei supermercati i carburanti sono più cari che in Italia .
Abbiamo perso il primato della benzina più cara ... una pessima sorpresa di quest'anno e un bruttissimo augurio per il futuro in Italia.
P.S. i prezzi, sul lato verso la Francia della stessa area di servizio erano anche peggio...





