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sabato 17 gennaio 2009

La montagna e il topolino (i topolini crescono, magari tardi, ma crescono ...)


Era tutto sommato partita in sordina l'azione legale della piccola Opera nei confronti di Microsoft per abuso di posizioni dominante da parte di quest'ultima sul mercato del browser.

Era persino curioso, da un certo punto di vista, che un'azione antitrust di una società Norvegese nei confronti di una società anch'essa extra UE come Microsoft venisse instaurata davanti alla Commissione Europea.

Ma la Commissione ha aperto il procedimento e, ieri, ha annunciato di aver chiesto formalmente chiarimenti a Microsoft sul punto.

La Commissione ha annunciato di aver raggiunto una "conclusione preliminare" secondo la quale l'operazione con la quale Microsoft ha legato il browser al sistema operativo avrebbe daneggiato la concorrenza sul mercato dei browser.

In sostanza le conclusioni alle quali la Commissione Europea è giunta sono le seguenti.

La prima si basa sull'osservazione - ovvia - che offendo gratuitamente il proprio browser a tutti i clienti dei sistemi operativi Windows (presenti su oltre il 90% dei personal computer) si 'uccide' il mercato dei browser perché nessuno riuscirà a farsi pagare per vendere un browser (vedi Netscape che, infatti, ha chiuso i battenti nonostante un prodotto almeno altrettanto valido di Microsoft Explorer).

La seconda parte dell'osservazione che, visto che Microsoft Explorer è lo standard di riferimento, gli sviluppatori e i content providers potrebbero essere spinti a produrle programmi e siti web pensati esclusivamente per questo programma con ulteriori distorsioni della concorrenza.

Beh, tenuto conto del fatto che gli effetti della politica di Microsoft sul mercato dei browser si sono manifestati in tutta la loro evidenza già da diversi anni (Netscape è 'morta' alla fine degli anni '90 in conseguenza della decisione di Microsoft di offrire gratuitamente il proprio browser ai clienti dei propri sistemi operativi) la decisione della Commissione può sembrare anche un filo tardiva (anche se a dire il vero non credo che vi fossero allora concorrenti europei delle due software house statunitensi, per cui semmai il fatto era di competenza delle autorità USA, le stesse che hanno chiuso un occhio - se non tutti e due - su questo e altri monopoli in campo informatico ...).

La parte più 'innovativa' e interessante è rappresentata dall'osservazione secondo la quale Explorer sarebbe diventato uno standard 'di fatto' per le applicazioni web, controllato esclusivamente da Microsoft, che potrebbe così approfittarne per estendere il proprio monopolio ad altri ambiti.

Vediamo coma va a finire. La decisione della Commissione Europea sul caso di "Media Player" (software anch'esso da un certo momento incluso gratuitamente nei sistemi operativi Windows con gran ira dei concorrenti) non aveva modificato lo stato di fatto visto che Media Player è di fatto ancora presente in tutte le copie dei sistemi operativi vendute da Microsoft (per il 'bunding di programmi' a montagna aveva partorito un topolino), ma aveva fissato alcuni principi che ora sono alla base della nuova indagine.

Vediamo un po' quanta strada può fare 'sto topolino ...

mercoledì 18 giugno 2008

Approfondimenti sul caso Akzo

Interessante e approfondito studio di Assonime sul caso Akzo ("Legal privilege e diritto antitrust: la giurisprudenza CEE da AM&S ad Akzo" di Ginevra Bruzzone), consultabile a questo link.

Nel settembre 2007 il Tribunale di primo grado dell'UE, pronunciandosi sul "caso Akzo" (un procedimento antotrust avanti alla Commissione Europea), si è espresso nel senso dell'inapplicabilità del legal professional privilege (segreto professionale) agli avvocati che siano dipendenti da un'impresa. Confermando l'atteggiamento restrittivo già adottato con il caso AM&S, ha negato la protezione delle comunicazioni degli avvocati che siano in rapporto di lavoro dipendente con un'impresa anche quando, sulla base della prapria legislazione nazionale, gli avvocati-dipendenti, iscritti agli albi e soggetti alla deontologia professionale, beneficino del segreto professionale (oltre ad avere il patrocinio). Il punto centrale della motiviazione è rappresentato dal fatto che all'avvocato dipendente, ancorchè abilitato all'esecizio della professione legale sulla base del rispettivo ordinamento nazionale, mancherebbe - appunto - il requisito dell'indipendenza.

La questione ha, finora, destato limitatissimo in Italia, dove l'avvocato che sia legato da un rapporto di lavoro dipendente con un impresa (diversamente da quanto avviene nell'ambito del rapporto di impiego pubblico) perde il diritto al patrocinio (e l'iscrizione all'albo degli avvocati) e il diritto ad un segreto professionale opponibile all'autorità.

Maggiore dibattito si è avuto, invece, nei paesi dove la professione di avvocato non è incompatibile con il rapporto di lavoro dipendente (nel Regno Unito, ma anche negli Stati Uniti, i cui avvocati si trovano sempre più spesso ad avere a che fare con la Commissione Europea ....).

Interessante e approfondita la ricostruzione di Assonime che, partendo dal fondamento del "legal privilege" (che è l'esigenza di facilitare e rendere più pronto il ricorso alla consulenza specialistica di un avvocato in materie critiche come le normative sanzionate da norme pubblicistiche) evidenzia il carattere non soddisfacente della soluzione e la mancanza di una definizione in positivo del requisito dell'indipendenza dell'avvocato.

lunedì 14 gennaio 2008

La montagna e il topolino (segue)

Pochi giorni fa commentavo la notizia dell'azione intrapresa avanti la Commissione Europea da Opera (il topolino) nei confronti di Microsoft (la montagna).

Ora la Commissione Europea ha annunciato di avere aperto un procedimento nei confronti di Microsoft, anche a seguito delle segnalazioni di Opera, in relazione alla strategia di Microsoft di offrire software applicativi insieme ai sui sistemi operativo.

Unitamente al reclamo di Opera, la Commissione ha annunciato che intende esaminare anche un reclamo dell'European Committee for Interoperable Systems (ECIS) che lamenta un rifiuto da parte di Microsoft di fornire informazioni necessarie per l'interoperabilità di una gran numero di applicazioni, inclusa la suite Office.

Entrambe le questioni verranno viste alla luce del provvedimento della Commissione del marzo 2004 (il provvedimento che aveva imposto a Microsoft, tra l'altro, di vendere i suoi sistemi operativi senza Microsoft Media Player): sotto il profilo della separazione tra le vendite di un sistema operativo windows e di Windows Media Player un flop clamoroso, tanto che sembrava il caso classico di un montagna che aveva partorito un topolino: chi di voi ha mai visto in negozio un sistema operativo windows senza windows media player (ancorchè la versione di windows senza windows media player sia regolarmente a catalogo sul sito di Microsoft)?

Ora un nuovo topolino sta cercando di scalare la sua montagna, riprendendo proprio il cammino del primo e spera di non fare la fine recentemente fatta da Netscape.

Come giustamente nota Roberto Dadda a proposito del caso Netscape, le dinamiche del business non sempre tengono in considerazione la qualità dei prodotti (come a me piace ripetere: la legge della giungla non sempre premia il leone più meritevole, ma semplicemente il più forte)

Indubitabilmente Microsoft è la più forte, ma non è detto che la riduzione della 'biodiversità', anche nel campo del mercato dei browser, sia un aspetto vantaggioso.

E' qui che entra in gioco il difficile compito dell' autority antitrust .....

giovedì 3 gennaio 2008

La montagna e il topolino


Opera è stato per alcuni anni il mio browser preferito: l'ho usato a lungo su windows, poi su linux e persino sul cellulare.

Ho sempre apprezzato la sua leggerezza e l'interfaccia pulita, che lo rendono imbattibile sui pc vecchi (come il mio) e a maggior ragione su cellulari. Opera Mini (la versione in java, liberamente scaricabile sui cellulari) è davvero fantastica perchè, a parte la buona qualità complessiva della visualizzazione anche sul 'piccolo schermo', permette di portare i feed RSS direttamente sul cellulare, in modo da convogliare automaticamente una grande quantità di informazioni anche sui cellulari e anche su quelli che ancora debbano dipendere da reti GPRS/EDGE.

Poi ho cominciato a soffrire per l'incapacità di Opera di “digerire” alcune pagine e, complice la ricca offerta di 'plug-in' che lo caratterizza, sono passato a Firefox. Tengo però sempre installata sul pc una versione di Opera perchè, stranamente, Firefox non riesce ad accedere correttamente alla webmail della posta dell'ufficio (basata su Microsoft Exchange), mentre Opera non ha alcun problema.

Opera, però, è un topolino e – se si difende bene nel campo (piuttosto marginale) dei browser per telefoni cellulari – nell'ambito dei personal computer la sua penetrazione ormai non raggiunge l'1% contro lo strapotere di Microsoft Explorer, che supera di regola il 75% del mercato del browser per pc (il resto, sostanzialmente, è in mano a Firefox, che è un prodotto open source e non fa capo a nessuna software house).

Tempo fa, però, il topolino ha deciso di scalare la montagna e di attaccare frontalmente Microsoft con un esposto all'autorità antitrust euopea. In sostanza Opera si lamenta che Micorsoft, sfruttando il suo incontrastato dominio nel mercato dei sistemi operativi per pc (il 98% dei pc monta sistemi operativi della famiglia Windows) che integra un browser (Explorer, appunto) introduca sul mercato nove funzionalità fuori standard, “spiazzando” i concorrenti. Ora la questione è davvero sottile.

Già è interessante il tema del “bundling” (ossia del “legame”) tra sistema operativo e browser. Ricordate che Netscape, che prima dell'avvento di Explorer era leader nel mercato dei browser fu costretta a chiudere quando Microsoft offrì Explorer “gratuitamente” (in realtà Explorer era, più che gratis, compresa nel prezzo di un sistema operativo della famiglia Windows).

L'accusa a Microsoft di inserire nei suoi browser funzionalità che non rispettavano gli standard che regolano il funzionamento (e l'interoperabilità) dei browser, non è certo nuova, anzi.

Certo, entrambe le cose non sono necessariamente una 'colpa', anzi.

Offrire un browser compreso nel prezzo non è un illecito, anzi, e neppure avere il 98% del mercato dei sistemi operativi (anche se sa oggettivamente un po' di monopolio di fatto ....). Anche introdurre funzionalità differenti non è un male, anzi, sembrerebbe introdurre diversificazioni nel mercato e in un'ottica darwiniana dovrebbe favorire la diversificazione e l'evoluzione della specie, anche se effettivamente, non vi possono essere interoperabilità e prodotti "multipiattaforma" (ossia browser indipendenti dal sistema operativo) senza standard tecnici ragionevolmente certi.

Alla fine, però, è un fatto che l'unica alternativa attuale a Microsoft è l'open source, e che le società che si erano messe sul mercato dei browser per ritagliarsi una fetta del mercato ne sono uscite con le ossa rotte (salva Apple con Safari, ma – anche qui – il browser è già compreso nel sistema operativo ed installato con quest'ultimo e raramente un utente Microsoft o Linux lo sceglie come suo browser).

E' abbastanza evidente che Opera sta tentando di mettersi nel solco delle recenti vicende di Microsoft dinnanzi all'unione europea. In questi casi (indagine sull'interoperabilità e su Microsoft Media Player) la montagna ha partorito un topolino. E ora? Bah, noi non abbiamo quote di mercato che calano e possiamo aspettare serenamente l'esito dello “scontro”.


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