No, non è un tributo all'
outing di Duchesne, che sembra peraltro aver
choccato alcuni dei suoi ammiratori.
E' una denuncia.
Non mi piacciono i toni alti, ma è un po' che ci rimuginavo.
Avrete sentito, immagino, della recente
proposta dell'avvocatura sulla riforma della professione forense.
Se ne è detto già molto, soprattutto
per il trattamento dei giovani.
Io non sono più giovane, però, e non sono un avvocato, nel senso che - dopo un certo periodo di praticantato in uno studio "illegale" (studio diverso da quello di Duchesne, perchè lì si faceva penale, ancorchè fosse il penale dei 'colletti bianchi') - ho mollato prima di iscrivermi all'Albo (l'esame l'ho passato pochi mesi dopo, quando ormai ero entrato nell'ufficio legale di una società).
Da allora il titolo l'ho tenuto "in soffitta", per scarmanzia, perchè (specie di questi tempi) non si sa mai. Pur facendo il legale, sul lavoro non lo uso quasi mai, se non per l'occasionale contenzioso o per un convegno al quale mi presento a titolo personale.
Mi sembra sempre un po' assurdo assumere di tanto in tanto degli avvocati ai quali trasferire, magari per un cautelare o per una transazione da portare in sede giudiziale, le consegne di quell'affare che - a dispetto di ogni buona volontà - non sono propprio riuscito a tenere lontano dal contenzioso, ma - in fondo - può essere comodo scaricare le 'grane' su qualcun altro che le gestisce per professione. Con il fatto di non potermi iscrivere all'Albo essendo un dipendente ci ho fatto il callo (anche se mi capita di chiedermi, quanti siano - tra "avvocati collaboratori" e "associates" degli studi illegali, gli avvocati che staccano solo
12 fatture all'anno ...).
La riforma proposta dal CNF contiene, però, una piccola novità: l'iscrizione all'albo sarà possibile solo a quelli che hanno passato l'esame da non più di cinque anni.
Cinque anni. Punto. Se in quei cinque anni hai fatto qualcosa di diverso dal politico (per il quale è prevista una causa di sospensione) non ti puoi iscrivere mai più: devi rifare l'esame (dopo ovviamente aver rifatto il praticantato - gratuito per il primo anno - e la scuola forense - a pagamento). Se poi non ti sei neanche iscritto ...
Cioè: avvocato ci devi nascere (con tanto di mezzi per mantenerti nei primi anni) e poi devi anche morirci, perchè se ti capita il ghiribizzo di impiegarti, devi rientrare nell'Ordine prima che decorrano i cinque anni dall'esame.
L'idea che si possa passare dalla professione al ruolo di legale interno - come negli USA o nel Regno Unico, qui non ci sfiora nemmeno. Eppure pare che là funzioni .....
Eppure da noi gli avvocati sono troppi.
Certo, dove altro volete che vadano quelle migliaia di laureati in legge sfornati dalle università ogni anno? L'avvocatura non rifiuterà mai un 'parcheggio' al laureato che voglia fare pratica e attendere il suo turno alla roulette degli esami. In fondo basta aspettare, alla fine tutti (o quasi) passano. Anch'io sono passato (dopo).
E allora tagliamo le 'minoranze', come i giuristi di impresa e rendiamo un po' più lungo e impervio (ma comunque non proibitivo) il percorso dei giovani (e intanto togliamogli il patrocinio autonomo ... così non rubano clienti a chi c'è già ...).
Ma non c'è lavoro per tutti. Ragion per cui la riforma attribuisce l'esclusiva della consulenza legale agli avvocati.
Ma davvero?
Guardiamoci in faccia:
- il diritto commerciale e le società le curano i commercialisti (o notai, se c'è bisogno un legale);
- i contratti d'impresa li scrivono i commercialisti;
- il diritto tributario .... sempre i commercialisti;
- il diritto urbanistico lo seguono i geometri;
- per il diritto del lavoro, ci sono i consulenti del lavoro, che ti aiutano anche a gestire il contenzioso;
- la consulenza in materia di privacy la fanno gli informatici;
- di brevetti si occupano solo gli ingegneri .....
E che c'entrano gli avvocati con la consulenza legale? Oggi in Italia si va da un avvocato solo se una pratica è finita in contenzioso o per una separazione. E c'è poco da stare allegri con i tempi della giustizia (che gli avvocati, peraltro, subiscono forse più degli altri, perchè ne va del loro 'prodotto').
Però la consulenza non la fanno. Com'è possibile fare seriamente consulenza, quando l'avvocatura si affida invariabilmente a studi singoli o di pochissimi professionisti che - semmai - dividono le spese, ma non lavorano insieme? Con dimensioni simili, sono condannati ad essere dei generalisti con poche speranze - salvi sforzi titanici e francamente sproporzionati - di fornire una consulenza veramente efficace e a 360 gradi ad un'impresa (fosse pure una PMI).
In Francia i notai stessi, per assicurare un servizio di qualità, sono obbligati ad associarsi in studi ben organizzati (cabinets notariales), presenti in ogni centro abitato anche medio-piccolo (e che
drenano una buona fetta di clienti che in altri paesi andrebbero agli avvocati).
Ma qui no, qui si fa la guerra ai giovani e alle minoranze ....
(segue ... un giorno che sarò meno amaro)