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mercoledì 21 dicembre 2011

Auguri avvocateschi ...

Qualche anno fa avevo pubblicato un esempio di come un avvocato avrebbe potuto stendere il proprio biglietto di auguri.

Il testo iniziava così: 

"From us ("the wishor") to you (hereinafter called “the wishee"), please accept without obligation, implied or implicit, our best wishes for an environmentally conscious, socially responsible, politically correct, low stress, non-addictive, gender neutral, celebration of the winter solstice holiday, practiced within the most enjoyable traditions of the religious persuasion of your choice, or secular practices of your choice ..."
... e finiva con un lungo elenco di disclaimer.

Qualche bello spirito ha anche trovato il tempo di tradurli in italiano.

Proprio ieri mi arrivano questi auguri di Natale, mandati da uno studio legale piuttosto noto e che ci trovo?

Tre bei disclaimer. Frasi del tipo:
"We disclaim all responsibility for those recipients whose country in which Christmas is not a formal public holiday".
o:
"We  extend  our  wishes  with  no  obligation,  express  or  implied,  and  without regard to your race, age, gender, religious faith and political beliefs".
Mi ha risollevato la giornata. Mai avrei pensato che una nota law firm ('giovane', ma danarosa) avesse voglia di fare dell'autoironia con gli auguri ai clienti ...

Ecco gli auguri:


Buon Natale!

giovedì 13 maggio 2010

C'è un'app per te ... (updated)

Ha ragione la pubblicità della Apple: c'è un' "app" praticamente per qualsiasi cosa ...

Vuoi scambiare foto? ... c'è un'applicazione (un' "app") appositamente sviluppata per te.

Benissimo. E allora perchè non realizzare un' app anche per chi deve superare l'esame di avvocato?

Negli Stati Uniti l'hanno realizzata e non è certo a buon mercato, visto che costa circa un centinaio di dollari (contro i pochi cent di moltissime altre consorelle).

Avrebbe successo anche da noi?

Non credo. Se puoi portarti uno smartphone all'esame, un amico che ti trasmette la sentenza giusta in tempo (sempre che tu non abbia direttamente l'accesso via internet allo juris data dello studio ...) ti costa molto meno. E poi, vuoi mettere il divertimento....?


Update del 19 giugno:

Il Telegraph  di ieri segnala che la polizia del Sussex sta pensando di consentire di presentare le richieste di rinnovo di licenze per armi da fuoco tramite un'app per iPhone ...

Considerato quanto avvenuto recentemente in Cumbria con un tassista impazzito che ha ucciso 12 persone, mi sembra un'idea quanto meno inopportuna.





giovedì 22 aprile 2010

Idee poche ma confuse.

Si ricomincia.

Scade domani il termine per la presentazione in senato di emendamenti per la discussa (contro)riforma della professione forense.

Idee poche ma confuse.

Se da un lato abbiamo un ministro della Giustizia che da un lato non presenta emendamenti, ma dall'altro sollecita ripensamenti in ordine alla bozza in esame (!?!), dall'altro ancora abbiamo una classe forense sempre più spiazzata dalla situazione attuale.

Questa è la "battaglia del grano" e francamente è una battaglia che capisco. Avevo già scritto che ormai non sono più i dipendenti quelli che scioperano, ma padroncini e professionisti ..... Ora, proprio nel momento in cui i dipendenti, con la (contro)riforma della contrattazione collettiva (e il "depotenziamento" del contratto collettivo nazionale) stanno perdendo la garanzia stessa del salario minimo, gli avvocati che chiedono? I minimi obbligatori (ossia garantiti per legge).

Siamo al welfare forense (la definizione "welfare delle professioni" è del "Sole 24 ore") ....

Bene.

Alla fine hanno ragione loro. La riforma è una chiavica e alla fine finirà con l'emarginarli ulteriormente. Ma è il principio che conta: che ce ne frega del mercato che mette il povero contro il più povero?

Non me ne frega niente. Tanto la paura fa novanta e di fronte al questa crisi una classe forense in crisi di 'status' e che rischia di dover affrontare un probabilissima riduzione della giustizia (si chiami 'processo breve' o privatizzazione della giustizia del lavoro, il risultato è lo stesso: riduzione del contenzioso giudiziale) non ragiona e non ragionerà.

L'unica cosa che mi interessa che non mi neghino il diritto di far valere l'esame di abilitazione congelato dalla normativa emanata a fronte della precedente crisi (quella degli anni '30) e conseguente (contro)riforma.

E quindi forza con gli emendamenti, perché se alcune norme sono state cancellate dalla camera, restano norme (come l'art.2, comma 3) che possono precludere a chi non è attualmente iscritto la futura iscrizione all'albo degli avvocati.

A presto.

mercoledì 11 novembre 2009

L'ufficio illegale (parte quinta: allora si chiude?)

Prosegue l'esame della contestatissima riforma della professione forense e gli avvocati incalzano.

Non basta il ritorno ai minimi inderogabili, non bastano i divieti di pubblicità, gli ulteriori ostacoli alla pratica forense, lo scippo delle difese nei confronti dei praticanti.

Gli obiettivi sono stati ribaditi ancora oggi:

  • l'esclusiva agli avvocati della consulenza legale in ogni sua forma e dei procedimenti di mediazioni che potrebbero servire per deflazionare i processi e abbassarne i costi;

  • il 'numero chiuso'

  • l'espulsione definitiva dalla professioni di chi abbia sostenuto l'esame da pià di cinque anni.

In sostanza, non essendo riusciti a ricavarsi i loro spazi come hanno fatto altre libere professioni prive di esclusive, come i dottori commercialisti, gli spazi se li vogliono prendere per legge.

E che ce ne facciamo di quelli che questo lavoro già svolgevano in qualità di dipendenti?

Lascio parlare il comunicato delle principali associazioni imprenditoriali italiane (Abi, Ania, Assogestioni, Assonime, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confindustria, CNA, Legacoop):

"Se le nuove norme venissero approvate nella versione in discussione al Senato, le imprese dovrebbero rinunciare alle funzioni legali interne e sarebbero costrette a rivolgersi ad avvocati esterni per tutte le attività sopra menzionate con un impatto rilevantissimo, oltre che in termini di costi, anche sul piano organizzativo. Le imprese dovrebbero infatti trovare adeguata collocazione a tutte le risorse oggi impegnate in attività di consulenza legale interna"
Tutti a casa, quindi, perchè con i chiari di luna che ci sono .... E tutto per assecondare le voglie più corporative di una professione che non ha mai saputo esprimere – lasciatemelo dire – la minima capacità di cambiamento.

domenica 11 ottobre 2009

L'ufficio illegale (to be continued)

Quando si parla di interessi particolari è facile diventare noiosi e perdere il contatto con la realtà ('autoreferenziali', come si dice oggi).

Mi sono, quindi, finora astenuto (mordendomi la lingua e dandomi sonore bacchettate sulle mani) di commentare i 'progressi' del disegno di legge sulla riforma della professione forense, inizialmente rinviato a settembre e ora rinviato a una qualche data da destinarsi nel prossimo futuro. Ci sono ben altre cose di cui occuparsi.

Intanto comunque, sui due punti 'qualificanti' (esclusiva della consulenza legale agli avvocati e limite di cinque anni per iscriversi all'albo) nella prima fase dei lavori parlamentari si era registrato un 1-1: la riserva della consulenza legale veniva confermata agli avvocati, mentre cadeva il limite dei cinque anni. Accordo raggiunto? No, per niente: sono stati presentati alla commissione oltre 100 emendamenti (compresi alcuni per reintrodurre il limite dei 5 anni).


Quindi ancora tutto da discutere.

Un governo in cerca di consensi difficilmente scontenterà una categoria numerosa e tradizionalmente fedele, ma qualche associazione di categoria comincia a farsi sentire.

Tacciono ancora le categorie (commercialisti, innanzi tutto, ma anche geometri, consulenti in marchi e brevetti, notai, ...per non parlare di sindacati e patronati e delle associazioni di categoria stesse che sono le prime, con i loro esperti, a dare l'assistenza 'di primo livello' agli iscritti) che la consulenza legale e l'assistenza stragiudiziale la fanno davvero, ma si sta svegliando la Confindustria, accortasi finalmente che i legali interni fanno un lavoro più aderente alle necessità dell'azienda (e costano notevolmente meno).

E quindi anche oggi un articolo su il sole 24 ore.

Alla prossima ...

mercoledì 15 luglio 2009

Scarpe rotte, eppur bisogna andar ...

Quando ho letto la notizia sul mio feedreader sono rimasto un po' lì .. un'altra americanata, mi dicevo. Poi, quando ho letto la copia dell'istanza sono proprio scoppiato a ridere.

In breve: un avvocato della Florida ha presentato un'istanza al giudice perchè quest'ultimo imponesse all'avvocato della difesa di indossare scarpe più decorose.

No, non è una questione di decoro della classe forense: l'avvocato istante ne ha fatto proprio un problema di strategia professionale .....

Davvero: secondo questo avvocato, il suo avversario (l'avvocato della difesa in un processo per civile per risarcimento di danni) sarebbe solito adottare una peculiare strategia processuale tesa ad accattivarsi la giuria mostrandosi povero e tirato e per contrasto facendo apparie avida ed eccessiva la controparte.

Di qui l'argomentata istanza scritta tesa a fargli indossare scarpe più decorose.

Ora, l'immagine dell'uomo con le scarpe bucate può essere davvero accattivante e di successo. Barack Obama, in campagna elettorale, ha fatto di questa foto una vera e propria bandiera. Queste cose non sono state capite dal nostro avvocato (ma del resto anche in Italia e in Francia si preferiscono altri stili ...).

Certa gente non ha il senso del ridicolo (e certamente neppure il senso dell'opportunità) e l'istanza ha fatto il giro del mondo. Non ne conosco l'esito processuale, ma credo che dopo la figura da ... non interessi più molto neppure all'avvocato che ha presentato l'istanza.

lunedì 6 luglio 2009

Verso la chiusura anticipata della via spagnola?

Pessime notizie per il giovani (e non più giovani) praticanti che stanno pianificano un giro in Spagna per approfittare della possibilità di iscriversi colà all'albo degli avvocati (in Spagna non c'è l'esame di avvocato) e subito dopo chiedere il riconoscimento del titolo nell'ordinamento italiano.

Non è una cosa di tutto comodo perché prima occorre avere il riconoscimento della laurea italiana, ma almeno (a differenza dell'esame nostrano) il risultato è sicuro in tempi ragionevoli (anche se per i primi tra anni sarai ancora 'abogado' ... che fa un po' ridere e non 'avvocato' a tutti gli effetti).

In questi anni è diventata una piccola industria: in attesa della chiusura (perchè l'esame dovrebbe essere introdotto nel 2011) ormai le domande di riconoscimento erano sulle 500 all'anno.

Tuttavia è di oggi un comunicato del Consiglio Nazionale Forense dal titolo minaccioso: Avvocati stabiliti: stretta sulle iscrizioni nell’albo forense italiano.

In sostanza il CNF 'suggerisce' ai singoli Ordini di procedere ad una verifica dell'effettivo esercizio della professione nel paese 'd'origine' da parte dell'avvocato 'straniero' che intenda ottenere il riconoscimento.

La nuova posizione si basa su una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, resa sul rifiuto dell'ordine degli ingegneri di iscrivere un ingegnere 'spagnolo' e basata sul principio secondo il quale non dà diritto a riconoscimento "il titolo rilasciato da uno Stato membro che non attesti alcuna formazione prevista dal sistema di istruzione di tale Stato membro e non si fondi né su di un esame né su di un’esperienza professionale acquisita in detto Stato membro".

'Ovviamente' non vengono toccati i diritti quesiti, ma per chi è ancora in mezzo al guado ...

lunedì 25 maggio 2009

L'ufficio illegale ...(parte quarta: parliamone?)

Sto diventando monotono, lo so, ma la questione mi interessa molto.

Sul ruolo dei giuristi d'impresa nella riforma della professione forense attualmente all'esame del Parlamento, si è tenuto, il 22 maggio, un convegno organizzato da TopLegal (mi toccherà proprio iniziare a parlare bene di 'sta rivista ...).

Devo dire che un certo coraggio, l'avv.De Tilla ce l'ha avuto a presentarsi ad una platea di rappresentanti di uffici legali non certo ben disposti nei confronti della proposta di riforma presentata dall'avvocatura ....

E gli aspetti più stridenti del progetto di riforma sono stati puntualmente sottolineati:

  • impossibilità per l'ufficio legale della capogruppo di prestare consulenza alle partecipate;
  • impossibilità per l'avvocato che abbia deciso di accettare un incarico nell'ufficio legale di un'impresa di tornare alla libera professione.
Resta il problema del riconoscimento della professione fatta come dipendente. Su questo punto, però, nonostante il riconoscimento dello stesso De Tilla del fatto che molti paesi stranieri non ci siano problemi a permettere l'iscrizione in un albo speciali degli avvocati dipendenti - la vedo molto dura. E la vedo molto dura anche su altre cosette che mi riguardano più da vicino...

domenica 10 maggio 2009

L'ufficio illegale ... (parte terza: 'invisibili'?)

Era tempo che gli interessati si svegliassero.

Nel primo post dedicato al disegno di (contro)riforma dell'ordinamento forense presentato dal CNF dicevo che era una riforma contro i giovani e contro le 'minoranze' (tra cui i 'giuristi d'impresa'). In effetti è anche una riforma contro le categorie, tutt'altro che 'minoritarie' (i commercialisti in primis, ma – nel loro 'piccolo' - ad. es. i geometri svolgono la maggior parte della consulenza in campo urbanistico...) che nel tempo hanno 'occupato' il campo della consulenza legale, specie in campi specialisti, ma queste categorie tacciono .... . O gli va bene o sono convinti che la riforma così com'è non passerà.

Intanto, però, una prima presa di posizione negativa su alcuni aspetti della (contro)riforma la si registra dall'Unione Giovani Avvocati Italiani, che lamentano l'eccessiva penalizzazione dei giovani.

Una seconda presa di posizione è stata finalmente diffusa anche da AIGI, l'associazione che raggruppa i (tutto sommato pochi) legali che operano come dipendenti delle imprese e che non possono essere iscritti all'Albo degli avvocati neppure quando in possesso di regolare abilitazione a causa di un'incompatibilità espressamente inserita nella legge professionale.

In altri momenti, le esigenze di un gruppo tutto sommato sparuto di soggetti (tenuto conto delle dimensioni medio piccole della generalità delle imprese italiane, si calcola in poche miglia, forse solo quattro o cinque mila, il numero di laureati in legge che è stabilmente ed esclusivamente addetto a strutture legali interne) avrebbero probabilmente meritato una disciplina apposita e tutto sommato una disciplina la meriterebbero perchè – espulsi dagli albi dagli anni 30 - sono diventati una figura tanto tradizionale quanto 'invisibile'.

Eppure questa 'invisibilità' fa riscontro ad un ruolo che, oltre a non essere facile (come tanti altri del resto) non è del tutto irrilevante a fronte di interessi pubblici come quello della legalità dell'operato delle aziende. Ci si aspetta che che l'Ufficio Legale (metto le maiuscole solo per sottolineare il paradosso della situazione ...) concorra in modo determinante a mantenere la condotta dell'azienda nei binari della legge, contrastando se del caso le spinte del profitto e di chi pensi di avere interessi contrari (soci compresi?) e nel frattempo si nega ogni riconoscimento al ruolo? Attualmente l'imprenditore che decidesse di mettere a capo dell'ufficio legale un soggetto nemmeno laureato in legge (o, se vuole, neppure laureato) può farlo ... tanto è tutta 'roba' sua ...

Visto che in Italia, quando vogliamo far passare una tesi che ci sta a cuore, ci rifacciamo sempre all'esperienza (vera o presunta) dell'Europa, anch'io vi dico che all'estero non si fa così. Anzi ve lo dicono alcuni studi di AIGI.

E i casi recenti (vedi Parmalat con le operazioni 'cucinate' tutte all'esterno nelle segrete stanze del mitico Studio Zini, dalle quali i legali interni erano del tutto tagliati fuori) non credo abbiano insegnato qualcosa ....

lunedì 30 marzo 2009

La crisi li fa ricchi ....

Non so bene perchè o chi abbia dato loro il mio nome, ma da un po' ricevo ogni mese in ufficio una copia gratis di "Top Legal", mensile autoerotico (*) per avvocati.

Il tema del mese è appunto "Labour - la crisi li fa ricchi". Sembra - infatti - che, con l'incipiente crisi e l'alto numero di licenziamenti, gli avvocati che praticano diritto del lavoro, stiano facendo affari d'oro.

Nell'articolo che ha meritato il titolo in copertina si dice che che professione di avvocato del lavoro è "anticiclica per eccellenza"

Beati loro. Pare che si tratti "di una delle specializzazioni più richieste in questa fase di recessione mondiale, capace di sviluppare un giro d'affari di oltre 140 milioni di euro ....".

In effetti già mesi fa leggevo che molti famosi studi 'illegali' internazionali rafforzavano i loro dipartimenti "litigation", cercando nel contenzioso (che notoriamente aumenta di numero - e di criticità - in momenti di crisi, appunto) una fonte di fatturato che consentisse di salvaguadrare gli incassi degli studi.

Ma la crisi li farà ricchi? Me lo auguro per loro, ma di solito piove sempre sul bagnato, come si dice, e le crisi non sono un'eccezione. Anzi: nella crisi chi è ricco diventa più ricco, chi non lo è deve combattere per non diventare povero.

Quanto agli studi grossi, buon per loro. Per lo meno, nell'ambito del "labour" (ecchiamiamolo pure lavoro, ... ) anche i grossi studi hanno ancora un nome italiano e sanno coniugare in modo .... insolito per degli avvocati, l'attività di contenzioso con quella di consulenza.

Farà bene la crisi ai nostri contenziosisti?

Mah ... una cosa è certa: molti clienti, ma - soprattutto per chi tratta con i privati - poco diniero e qui c'è già un 'piccolo' problema ...

Poi c'è la giustizia sempre più lenta e farraginosa (ed è certo un grosso problema soprattutto per gli avvocati) e un governo sempre più interessato a trovare una soluzione 'extragiudiziale' delle controversie di lavoro (vedi la manovra di 'stabilizzazione' dei precari delle Poste di quest'estate o il ddl 1441 quater sulla limitazione del sindacato giudiziale nelle controversie di lavoro).

Però, anche se più tignosi e meno redditizi, ci saranno molti clienti. Ma il nostriostudio legale tradizionale è attrezzato per cogliere la situazione?

(*) la cosa che da subito mi ha più colpito di Top Legal è il fatto
che si tratta di un periodico che tratta solo di avvocati,
scritto (di riffa o di raffa) da avvocati
e che viene letto solo da avvocati ...
Interessante.



lunedì 16 marzo 2009

L'ufficio illegale ... (parte prima)

No, non è un tributo all'outing di Duchesne, che sembra peraltro aver choccato alcuni dei suoi ammiratori.

E' una denuncia.

Non mi piacciono i toni alti, ma è un po' che ci rimuginavo.

Avrete sentito, immagino, della recente proposta dell'avvocatura sulla riforma della professione forense.

Se ne è detto già molto, soprattutto per il trattamento dei giovani.

Io non sono più giovane, però, e non sono un avvocato, nel senso che - dopo un certo periodo di praticantato in uno studio "illegale" (studio diverso da quello di Duchesne, perchè lì si faceva penale, ancorchè fosse il penale dei 'colletti bianchi') - ho mollato prima di iscrivermi all'Albo (l'esame l'ho passato pochi mesi dopo, quando ormai ero entrato nell'ufficio legale di una società).

Da allora il titolo l'ho tenuto "in soffitta", per scarmanzia, perchè (specie di questi tempi) non si sa mai. Pur facendo il legale, sul lavoro non lo uso quasi mai, se non per l'occasionale contenzioso o per un convegno al quale mi presento a titolo personale.

Mi sembra sempre un po' assurdo assumere di tanto in tanto degli avvocati ai quali trasferire, magari per un cautelare o per una transazione da portare in sede giudiziale, le consegne di quell'affare che - a dispetto di ogni buona volontà - non sono propprio riuscito a tenere lontano dal contenzioso, ma - in fondo - può essere comodo scaricare le 'grane' su qualcun altro che le gestisce per professione. Con il fatto di non potermi iscrivere all'Albo essendo un dipendente ci ho fatto il callo (anche se mi capita di chiedermi, quanti siano - tra "avvocati collaboratori" e "associates" degli studi illegali, gli avvocati che staccano solo 12 fatture all'anno ...).

La riforma proposta dal CNF contiene, però, una piccola novità: l'iscrizione all'albo sarà possibile solo a quelli che hanno passato l'esame da non più di cinque anni.

Cinque anni. Punto. Se in quei cinque anni hai fatto qualcosa di diverso dal politico (per il quale è prevista una causa di sospensione) non ti puoi iscrivere mai più: devi rifare l'esame (dopo ovviamente aver rifatto il praticantato - gratuito per il primo anno - e la scuola forense - a pagamento). Se poi non ti sei neanche iscritto ...

Cioè: avvocato ci devi nascere (con tanto di mezzi per mantenerti nei primi anni) e poi devi anche morirci, perchè se ti capita il ghiribizzo di impiegarti, devi rientrare nell'Ordine prima che decorrano i cinque anni dall'esame.

L'idea che si possa passare dalla professione al ruolo di legale interno - come negli USA o nel Regno Unico, qui non ci sfiora nemmeno. Eppure pare che là funzioni .....

Eppure da noi gli avvocati sono troppi.

Certo, dove altro volete che vadano quelle migliaia di laureati in legge sfornati dalle università ogni anno? L'avvocatura non rifiuterà mai un 'parcheggio' al laureato che voglia fare pratica e attendere il suo turno alla roulette degli esami. In fondo basta aspettare, alla fine tutti (o quasi) passano. Anch'io sono passato (dopo).

E allora tagliamo le 'minoranze', come i giuristi di impresa e rendiamo un po' più lungo e impervio (ma comunque non proibitivo) il percorso dei giovani (e intanto togliamogli il patrocinio autonomo ... così non rubano clienti a chi c'è già ...).

Ma non c'è lavoro per tutti. Ragion per cui la riforma attribuisce l'esclusiva della consulenza legale agli avvocati.

Ma davvero?

Guardiamoci in faccia:
  • il diritto commerciale e le società le curano i commercialisti (o notai, se c'è bisogno un legale);
  • i contratti d'impresa li scrivono i commercialisti;
  • il diritto tributario .... sempre i commercialisti;
  • il diritto urbanistico lo seguono i geometri;
  • per il diritto del lavoro, ci sono i consulenti del lavoro, che ti aiutano anche a gestire il contenzioso;
  • la consulenza in materia di privacy la fanno gli informatici;
  • di brevetti si occupano solo gli ingegneri .....
E che c'entrano gli avvocati con la consulenza legale? Oggi in Italia si va da un avvocato solo se una pratica è finita in contenzioso o per una separazione. E c'è poco da stare allegri con i tempi della giustizia (che gli avvocati, peraltro, subiscono forse più degli altri, perchè ne va del loro 'prodotto').

Però la consulenza non la fanno. Com'è possibile fare seriamente consulenza, quando l'avvocatura si affida invariabilmente a studi singoli o di pochissimi professionisti che - semmai - dividono le spese, ma non lavorano insieme? Con dimensioni simili, sono condannati ad essere dei generalisti con poche speranze - salvi sforzi titanici e francamente sproporzionati - di fornire una consulenza veramente efficace e a 360 gradi ad un'impresa (fosse pure una PMI).

In Francia i notai stessi, per assicurare un servizio di qualità, sono obbligati ad associarsi in studi ben organizzati (cabinets notariales), presenti in ogni centro abitato anche medio-piccolo (e che drenano una buona fetta di clienti che in altri paesi andrebbero agli avvocati).

Ma qui no, qui si fa la guerra ai giovani e alle minoranze ....

(segue ... un giorno che sarò meno amaro)

martedì 11 novembre 2008

Privacy e avvocati: approvato il codice deontologico


Ne avevo parlato tempo fa. Il testo non è sostanzialmente cambiato rispetto allo schema preliminare.

Vedremo che reazioni vi saranno dal mondo forense. Non mi aspetto brindisi e grida di giubilo, fermo restando che alcune previsioni, come- ad es. - l'"informativa contestuale" e il riconoscimento del valore anche formativo della documentazione studiata per altre cause, che non trovano riscontro in altre categorie.


domenica 22 giugno 2008

Riforma delle professioni legali e diritto comparato

Interessante studio pubblicato sul sito del senato intitolato "Riforma dell'ordinamento forense - Diritto comparato" (gennaio 2008).

I disegni di legge per la discussione dei quali lo studio era stato redatto sono decaduti a seguito della chiusura anticipata della precedente legislatura, ma gli studi in questione sono articolati, autorevoli (non essendo stati redatti da una "parte in causa") e molto leggibili.

In particolare viene ricapitolato il quadro normativo in essere sia a livello di regole comunitarie, sia con riferimento a Francia, Spagna, Germania e Regno Unito (per quest'ultimo paese lo studio è, però, già parzialmente da aggiornare a seguito del recente e controverso "Legal Services Act", che introduce la possibilità di ammettere soci di capitali nelle "law firms" .....).

mercoledì 18 giugno 2008

Approfondimenti sul caso Akzo

Interessante e approfondito studio di Assonime sul caso Akzo ("Legal privilege e diritto antitrust: la giurisprudenza CEE da AM&S ad Akzo" di Ginevra Bruzzone), consultabile a questo link.

Nel settembre 2007 il Tribunale di primo grado dell'UE, pronunciandosi sul "caso Akzo" (un procedimento antotrust avanti alla Commissione Europea), si è espresso nel senso dell'inapplicabilità del legal professional privilege (segreto professionale) agli avvocati che siano dipendenti da un'impresa. Confermando l'atteggiamento restrittivo già adottato con il caso AM&S, ha negato la protezione delle comunicazioni degli avvocati che siano in rapporto di lavoro dipendente con un'impresa anche quando, sulla base della prapria legislazione nazionale, gli avvocati-dipendenti, iscritti agli albi e soggetti alla deontologia professionale, beneficino del segreto professionale (oltre ad avere il patrocinio). Il punto centrale della motiviazione è rappresentato dal fatto che all'avvocato dipendente, ancorchè abilitato all'esecizio della professione legale sulla base del rispettivo ordinamento nazionale, mancherebbe - appunto - il requisito dell'indipendenza.

La questione ha, finora, destato limitatissimo in Italia, dove l'avvocato che sia legato da un rapporto di lavoro dipendente con un impresa (diversamente da quanto avviene nell'ambito del rapporto di impiego pubblico) perde il diritto al patrocinio (e l'iscrizione all'albo degli avvocati) e il diritto ad un segreto professionale opponibile all'autorità.

Maggiore dibattito si è avuto, invece, nei paesi dove la professione di avvocato non è incompatibile con il rapporto di lavoro dipendente (nel Regno Unito, ma anche negli Stati Uniti, i cui avvocati si trovano sempre più spesso ad avere a che fare con la Commissione Europea ....).

Interessante e approfondita la ricostruzione di Assonime che, partendo dal fondamento del "legal privilege" (che è l'esigenza di facilitare e rendere più pronto il ricorso alla consulenza specialistica di un avvocato in materie critiche come le normative sanzionate da norme pubblicistiche) evidenzia il carattere non soddisfacente della soluzione e la mancanza di una definizione in positivo del requisito dell'indipendenza dell'avvocato.

domenica 18 maggio 2008

Beati loro ....

Leggo su Thelawyer che Norton Rose (importante "law firm", attiva anche in Italia) ha deciso di "limitare" gli stipendi di praticanti e avvocati di fresca nomina, rispettivamente, a 35.700 e 63.500 sterline (la sterlina vale attualmente un euro e mezzo, più o meno).

E, leggendo questo ulteriore articolo, non si tratta di casi isolati.

Cifre che fanno impallidire anche quelle che vengono riportate in un articolo di Top Legal che riprendo da Scriptabanane.

Come riportato da Scriptabanane (ma come possono confermare molti avvocati) sono cifre che non riflettono certo la media dei guadagni della professione forense e men che meno i livelli iniziali.

Certo, si tratta dell'elite, poche migliaia di professionisti molto specializzati in una professione molto inflazionata, di orari di lavoro che richiedono un'impegno enorme e una grande preparazione, ma si tratta di stipendi che molta gente riceve solo a fine carriera.

Beati loro.

Il fatto è che certe operazioni (specie internazionali) senza l'intervento di certi studi non vanno in porto o vanno in porto con molte difficoltà. Per il resto, sulle questioni 'normali' questi studi non mi hanno mai risolto un problema, anzi, mi sono spesso trovato di fronte a schemi preparati per qualche altra operazione, buoni allo stesso modo in Italia come a Singapore (cioè verbosi e poco centrati), ovviamente pagati a caro prezzo ....

Bah ... il problema è però la polarizzazione della professione (anzi, del lavoro e della società in genere): da una parte un'elite di pochi (con, però, orari e impegni professionali/sociali che mettono sotto stress la vita privata, o quello che ne rimane) e dall'altra la massa che comunque, anche quando lavora tanto, guadagna molto meno (talvolta trovandosi a rischio di essere assorbita negli strati meno "agiati" della popolazione).

E' la realtà di una società che diventa sempre più competitiva e nella quale è sempre più difficile "vincere" l'equilibrio.

mercoledì 16 aprile 2008

Avvocati "after hours"?

Una delle cose che mi faceva più specie del mio periodo di pratica era il fatto che, finita la mattina in tribunale, il ritmo di lavoro si abbassava sensibilmente fino a che, attorno alle cinque del pomeriggio, i telefoni cominciavano a squillare e i clienti cominciavano a rovesciare sulle nostre scrivanie le richieste più disparate, tutte urgenti (spesso per il mattino dopo ..).

Era fin troppo evidente che i clienti avevano le loro priorità: prima facevano gli affari loro (le cose veramente importanti ..... o comunque urgenti e indifferibili per loro) e solo dopo si ricordavano di dover telefonare all'avvocato, di dover chiedere questa o quella cosa urgente. Tanto c'era sempre qualche str... di praticante o avvocato junior a curare la cosa.

Ora mi capita di leggere di un avvocato di Boston che ha deciso di basare il suo modello di business sul lavoro legale notturno e che ha aperto uno studio (che ha chiamato: "After Hours Law") che lavora, appunto, dalle 6 alle 10 di sera.

Il modello è semplice: posto che anche i clienti lavorano, possono trovare comodo potersi rivolgere ad un avvocato che li riceve dopo che la propria attività lavorativa è terminata.

Fare l' "avvocato di notte" non è probabilmente estremamente lucroso, visto che che sia il titolare che i collaboratori dello studio mantengono la loro precedente occupazione principale (il titolare, come altri collaboratori, durante il giorno fa il consulente di informatica, altri lavorano presso altri studi legali). Tuttavia lo studio sta funzionando (e comunque lavorare fino alle 10 di sera non è tanto raro comunque).

Se son rose, fioriranno ...

domenica 6 aprile 2008

Avvocati e protezione dei dati personali (updated)

E' stato pubblicato sul sito del Garante per la protezione dei dati personali lo "Schema preliminare del Codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato per svolgere investigazioni difensive o per far valere o difendere un diritto in sede giudiziari".

Interessante ed articolato, prevede - a fianco di specifiche cautele (cfr. art.3) - anche agevolazioni rispetto alla normativa attuale (cfr. la previsione di informative pubbliche e impersonali di cui all'articolo 2) che peraltro necessiteranno la copertura di un espresso provvedimento del Garante, non essendo il codice deontologico in sè idoneo ad introdurre eventuali deroghe, specie a fronte di una giurispridenza "ordinaria" sempre critica nei confronti di tale autorità .....

Interessante l'articolo 5 sulle dichiarazioni al pubblico e l'articolo 6 sugli accertamenti riguardanti la documentazione detenuta dal difensore (del quale peraltro va valutata l'opponibilità all'autorità anche a fronte di eventuali provvedimenti del Garante che ne recepissero il contenuto).

Continuo poi non capire che cosa significhi in concreto che "occorre peraltro avere cura di rispettare, se si tratta di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, il principio del "pari rango", il quale giustifica il loro trattamento quando il diritto che si intende tutelare, anche derivante da atto o fatto illecito, è "di rango pari a quello dell'interessato, ovvero consistente in un diritto della personalità o in altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile" (artt. 24, comma 1, lett. f) e 26, comma 4, lett. c) del Codice; aut. gen. nn. 2/2007, 4/2007 e 6/2007; Provv. del Garante del 9 luglio 2003)" ...

domenica 30 marzo 2008

Avvocati e protezione dei dati personali

Da anticipazioni rilasciate sulla lista dataprotection.it dell'ottimo Alessandro Monteleone, sarebbe in corso di pubblicazione un "Codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato per svolgere investigazioni difensive o per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria".

Sarà presumibilmente pubblicato a breve sul sito del Garante per la protezione dei dati personali.

Il codice deontologico costituisce applicazione dell'art. 135 del D.Lgs.196/03, il quale prevede che: "Il Garante promuove, ai sensi dell'articolo 12, la sottoscrizione di un codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato per lo svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, in particolare da liberi professionisti o da soggetti che esercitano un'attività di investigazione privata autorizzata in conformità alla legge".

Come molti argomenti in materia di protezione dei dati personali, questo "codice deontologico" susciterà senz'altro discussioni e - fatalmente - polemiche.

Non conosco il contenuto di questo "codice deontologico", alla cui elaborazione hanno quanto meno partecipato esponenti dell'avvocatura (oltre che, immagino, rappresentanti degli investigatori privati e altri soggetti), ma l'argomento "protezione dei dati personali" è un argomento per sua natura invasivo e la materia "regolamentata" (perché di vera e propria norma regolamentare si tratta), ossia il diritto di difendersi in giudizio (e, più in particolare, il diritto di difendersi provando) è materia di immediata rilevanza costituzionale, oltre che il fondamento stesso della professione di avvocato e - ovviamente - di investigatore privato.

Vi saranno sicuramente delle critiche "di categoria", specie da parte di quegli avvocati ritengono che la categoria dovrebbe essere esentata dall'applicazione della normativa in materia di dati personali ....

Il fatto, poi, di "subire" un codice deontologico promosso da un'autorità esterna all'avvocatura, costituisce senz'altro (per gli avvocati) un fattore di novità e di forte rottura con il passato.

I problemi, però, a mio avviso sono altri.

Infatti i temi di possibile conflitto tra diritto alla tutela dei dati personali (non confondiamo la data protection con la "semplice" privacy) e diritto alla difesa (ed esercizio concreto delle professioni di avvocato e di investigatore privato) sono molteplici, sia in tema di onere di informativa, che di obbligo di ottenere eventualmente il consenso dell'interessato, che di pertinenza del trattamento, che di liceità stessa del trattamento (specie in tema di "dati sensibili" dove vi sono norme che - a distanza di oltre 10 anni - ancora attendo mi vengano spiegate, come quella che prevede che i "dati sensibili" possono essere trattati solo se è in gioco un diritto di rango pari o superiore ....). Mi chiedo se sia corretto affidarne il contemperamento ad un "semplice" regolamento, sia pure emanato sulla base dei lavori di un gruppo di rappresentanti dei professionisti più direttamente interessati .....

Attendo curioso.

venerdì 14 marzo 2008

Akzo reloaded


Akzo Nobel, la società olandese nei cui confronti è stata emessa un'importante sentenza della Corte Europea di prima istanza in tema di diritto al segreto professionale dei legali interni ha impugnato il provvedimento presso la Corte di Giustizia della Comunità Europea.

Come avevo accennato in un precedente post, la Corte europea di prima istanza aveva negato che al legale che fosse legato ad una società da un rapporto di lavoro dipendente fosse possibile riconoscere il diritto al segreto professionale ("legal privilege") relativamente agli affari trattati come dipendente.

Ora la "Law Society of England and Wales" (l'associazione che rappresenta 136.000 avvocati di Inghilterra e Galles, dipendenti e liberi professionisti) ha presentato un'istanza per intervenire nel procedimento.

In estrema sintesi la Law Society osserva che - negando il legal privilege - la Corte finisce per "depotenziare" il ruolo dei legali interni, imponendo loro - per mantenere la riservatezza - di ricorrere ad avvocati esterni, contrariamente ad ogni principio di efficenza (punto 37), quando proprio il fatto che il legale interno è già inserito nella struttura ed è disponibile immediatamento assicurerebbe una più tempestiva risposta alle esigenze di consulenza legale (punto 38).

La sostanziale differenza tra la situazione inglese ed olandese (il paese della Akzo Nobel) e quella nostrana (e francese) è che in Inghilterra e Olanda non vi è la preclusione a che un avvocato dipendente rimanga iscritto all'ordine.

In Inghilterra e Olanda sembrano perfettamente a proprio agio in questa situazione (al punto che la locale associazione degli avvocati interviene in giudizio a tutela delle prerogative dei propri iscritti dipendenti), mentre da noi no (mi par di vederlo il Consiglio Nazionale Forense intervenire a tutela degli delle prerogative degli iscritti alla sezione speciale dell'albo .....).

Perchè?


domenica 9 marzo 2008

Gli avvocati e le regole

Leggo sul blog di Daniele Minotti che sta montando all'interno dell'avvocatura la protesta contro le norme sulla formazione permanente (obbligatoria) degli avvocati.

Pensavo che fossero voci isolate, ma da quanto ho sentito in altra sede non è così.

Mi sembra che questi avvocati abbiano perso un ottima occasione per stare zitti.

Scusate il tono, ma che l'avvocato debba costantemente aggiornarsi è ovvio e nessuno lo discute. E non parlerei solo di avvocati, ma anche di medici, insegnanti, etc ... . Tutti direi. Altre categorie (come i commercialisti, ad esempio) la formazione permanente ce l'hanno da tempo.

Mi sembra il minimo che una categoria con accesso "protetto" tramite esame e che si avvantaggia di una "riserva legale" (per lo meno per quanto riguarda il contenzioso giudiziale, che - poi - è tutt'ora di gran lunga la principale attività degli avvocati) debba non solo aggiornarsi, ma anche dimostrare di farlo. Nel suo stesso interesse.

L'aggiornamento tramite il lavoro non basta e lo sappiamo bene.

Sono d'accordo che i corsi possono non essere sempre il massimo, che ai corsi obbligatori ci va gente che non ha nessuna voglia di imparare, ma va solo a timbrare il cartellino, che le cose che servono sono altre, ma ... scusate: non sono le stesse obiezioni che si fanno alla scuola dell'obbligo? Eppure nessuno (salvo alcuni liberal dell'estrema destra americana) ne propone l'eliminazione, anzi, ci si chiede come migliorare (e la risposta è spesso - paradossalmente - che bisogna assicurare l'aggiornamento costante degli insegnanti ... ).

Bah, mi sembra la stessa cosa di quando gli avvocati si sono accorti (la legge, peraltro, era in vigore da diversi anni) che la normativa sulla privacy si applicava anche a loro e hanno subito presentato un disegno di legge in parlamento per essere esentati, sostenendo di essere "diversi" .....

A me sono sembrate (come la proposta di un'assicurazione obbligatoria per la responsabilità professionale) ottime occasioni per riqualificare la professione e la figura degli avvocati, oltre che per sbattere fuori tante figure "marginali" che appestano la professione e danneggiano i clienti ....

Bah, non capisco.



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