sabato 16 febbraio 2008

Pianeta giustizia

Mi capita di leggere il blog "la legge è uguale per tutti". E' un bog scritto da magistrati e tratta dei problemi della macchina della giustizia in modo particolare: dal di dentro.

Non sono sempre d'accordo con quello che scrivono e - talvolta - delle questioni di cui parlano (questioni interne della magistratura) non riesco ad interessarmi più di tanto.

Ma - a parte il generico e scontato apprezzamento per l'atteggiamento di chi, pur essendo parte di un "potere dello stato", si mette in piazza - talvolta alcuni scritti colgono nel segno.

Quello riportato di seguito è un interevento emotivo (forse troppo), ma lucido e incisivo in relazione ai problemi della giustizia. Non sono tutti lì i problemi: ci sono anche problemi di regole e di infrastrutture che non spetta ai magistrati risolvere (quanto meno fino a quando non avrnno l'umiltà intellettuale di spogliarsi della veste di giurista per avvicinarsi davvero al ruolo di organizzatori e gestori del personale, ruolo in cui sono - devo dire - "geneticamente" carenti quasi quanto i loro "cugini" avvocati ....).

Sulle prime volevo stralciare alcuni aggettivi, limare alcune affermazioni un po' forti. Poi ho deciso di lasciare tutto, anzi di evidenziare in grassetto (perchè non fossero offuscati proprio dalla forza degli aggettivi) alcuni passaggi.

A voi:
"Siamo il regno dell'irresponsabilità. E dell'impunità.


Quanti di noi hanno pagato davvero - al pari di un medico del pronto soccorso o di un conduttore di treno o di aliscafo - per le devastati scemenze che a volte si leggono in tante sentenze? Per la totale disorganizzazione dell'ufficio che dirigono o che è loro affidato? Per la totale incapacità di migliorare sotto qualsiasi profilo il servizio che devono rendere?

Di fatto, nessuno di noi risponde veramente - se non in casi talmente clamorosi che meriterebbero la galera - della gestione irragionevole dei ruoli, della trattazione illogica delle cause (cause urgenti vanno lontano, cause bagatellari vicino), dei ritardi incontrollati dei consulenti tecnici, della irragionevole violazione di legge che è la sistematica compensazione delle spese nel civile, che produce un enorme contenzioso incoraggiato dall'"impunità".

Nella maggior parte dei tribunali non si riesce a ottenere che i giudici adottino, sulle materie ordinarie, criteri di decisione omogenei (il che pure aumenta il contenzioso) e in molti casi addirittura non si riesce a ottenere neppure che siano esposti in maniera trasparente e agevolmente conoscibile gli orientamenti dell'ufficio così da consentire all'utenza di adeguarvisi e di tenerne conto a fini transattivi.

La maggior parte dei capi e sottocapi degli uffici interpreta questo ruolo come una onorificenza: lavorano poco, assumono pochissime responsabilità, evitano le grane come la peste, ci tengono moltissimo all'autista, al posto a teatro e simili.

Gli orari d'ufficio sono per troppi un optional.


La puntualità una pretesa offensiva: non siamo impiegati, siamo principi.


Ho già scritto in un'altra occasione che sono in magistratura da più di vent'anni e nulla è cambiato.
Gli ospedali fanno schifo, ma sono cambiati moltissimo. I medici - anche i peggiori - hanno capito che non si può più scherzare e che il paziente va trattato come si deve o almeno come è necessario a evitare la galera.

Dunque, gli ospedali fanno schifo, ma meno schifo di dieci anni fa.

I Tribunali, invece, sono uguali, precisi identici, a venti anni fa.


I magistrati trattano oggi avvocati, imputati, parti, testimoni esattamente nel borbonico modo in cui li trattavano venti anni fa.


E' una cosa del tutto incredibile.


Ho la più grande esecrazione per come i politici trattano la giustizia, ma confesso che se fossi il Ministro della giustizia sarei feroce e pericoloso
."

6 commenti:

Marco Scialdone ha detto...

Come non essere d'accordo...

Che paese allo sfascio, ma anche ordinato... pacatamente, serenamente...

lavoroalavoro ha detto...

Si rafforza sempre di più la percezione di essere in uno “Stato di abbandono”, in cui ognuno si sente forte nella propria mediocrità, protetto dall’iscrizione ad un Albo o un Ordine professionale, per legge. Non sono soltanto i giudici a non pagare per le “scemenze che a volte si leggono in tante sentenze”, che devastano la vita all’imputato di turno, ma anche i medici, garantiti dal loro inespugnabile “protocollo”, che legittima ogni loro azione nei confronti del malato inerme; per riprendere gli esempi citati dal giudice autore del post, i conduttori di treno o di aliscafo, ai quali potrebbe essere addebitato l’errore umano in caso di comportamento doloso o colpevole, sono messi sotto accusa per le loro responsabilità, per un incidente che ha causato la morte di altre persone, solamente quando perdono la vita e non sono più in grado di potersi discolpare, probabilmente per coprire altre responsabilità, che coinvolgerebbero individui collocati più in alto nella gerarchia settoriale.
E’ impressionante, comunque, leggere un siffatto lassismo in un campo di vitale importanza per l’ordine pubblico, come quello della giustizia, che dovrebbe essere avulso da diatribe meramente organizzative.
Un sito molto interessante, che ha bisogno, però, di molte riletture.

herr doktor ha detto...

@Marcoo:
un po' di pacatezza (non di ordine) ci farebbe bene se vogliamo davvero cambiare qualcosa
Quello che non mi piace dell'intervento del magistrato è il tono: un tono di feroce contrapposione e distacco (al di la' dell'uso della prima persona plurale ...): un tono da 'franco tiratore' o, meglio, .... da giudice ;-)
Il pianeta giustizia, prima ancora di interventi moralizzatori (ma chi è qualificato per farli ...) ha bisogno di infrastrutture e - prima di tutto - di organizzazione.
Non si può pensare di "erogare" il "servizio giustizia" con un' organizzazione che poco o nulla è mutata (vedi anche le circoscrizioni territoriali) dall'Italia preunitaria, senza un sistema informativo, affidando incarichi organizzativi a soggetti che - pur colti intelligenti e preparati in campo giuridico, non hanno alcuna preparazione (e tante volte inclinazione) al lavoro organizzativo ...

herr doktor ha detto...

>Si rafforza sempre di più la
>percezione di essere in uno
>“Stato di abbandono”, in cui
>ognuno si sente forte nella
>propria mediocrità, protetto
> dall’iscrizione ad un Albo
>o un Ordine professionale,
>per legge.

Già: è evidente l'attuale tendenza al corporativismo che tra l'altro - non so per via di quale nesso - spesso si accompagna ai periodo di più spinto "liberismo" (pensa all'economia fascista, ma anche all'economia dei comuni dell'italia rinascimentale ....)

>i medici, garantiti
>dal loro inespugnabile
>“protocollo”, che
>legittima ogni loro
>azione nei confronti
>del malato inerme

qui la questione è più comlessa: la categoria dei medici è stata per secoli totalmente irresponsabile per i propri errori (e se guardiamo ai decenni e secoli passati, anche per i propri 'orrori') protetta dall'alone misterico di una discipina difficile e di ricerca.
Negli ultimi decenni la giurisprudenza ha preso a 'martellarli' con sentenze che (specie in punto di nesso di causalità) qualche volta sono di vera rottura, tanto che il campo della responsabilità penale del medico è un campo a parte a detta degli stessi specialisti
A questo punto il medico può proteggersi solo con un'assicurazione e un protocollo al quale si aggrapperà strenuamente per evitare di trovarsi "scoperto" (e fuori dall'assicurazione), con inevitabili e ripunganti episodi di "paraculismo" spinto ....

Per il pianete giustizia, prima del lassismo (non cadiamo nella tentazione di applicare il "metodo Cadorna" ossia la tecnica di comando dell'esercito "piemontese" della prima guerra mondiale: massima durezza nell'applicazione della disciplina - ma nessuna disponibilità a cambiare metodi e processi e ad imparare dagli errori) porrei l'attenzione su un problema organizzativo che è palpabile solo entrando in qualsiasi grande tribunale (come spesso avviene, le dimensioni sono una sorte di "lente di ingrandimento" che evidenzia i difetti)
buona domenica :-)

Zione ha detto...

Fino a quando ci sarà qualche Magistrato che si sente in dovere di esprimersi pubblicamente, con chiarezza e coraggio, come chi parla in questo articolo, la speranza che si possa cambiare radicalmente in meglio la nostra moribonda Giustizia, anche con la partecipazione dei diretti interessati, si rafforza e lascia ben sperare per il prossimo futuro di questo sfortunato Paese.

herr doktor ha detto...

la chiarezza e il coraggio sono importanti, ma - temo - sterili se non supportati da uno sforzo di miglioramento da parte delle istituzioni ...

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